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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/09/2022 Lettura: ~3 min

L'aldosterone nella malattia renale cronica

Fonte
Verma et al https://doi.org/10.1093/eurheartj/ehac352.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Andreina Carbone Aggiornato il 02/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega il ruolo dell'aldosterone, un ormone importante, nella malattia renale cronica. Si parla di come l'aldosterone possa influenzare la salute dei reni e del cuore, e di recenti studi che mostrano come certi farmaci possano aiutare a rallentare la progressione della malattia. L'obiettivo è fornire informazioni chiare e rassicuranti su questo argomento complesso.

Che cos'è l'aldosterone e il suo ruolo nel corpo

L'aldosterone è un ormone che aiuta a regolare il bilancio di sodio e potassio nel nostro corpo. Questo controllo è importante per mantenere il volume dei liquidi nel corpo e la pressione sanguigna.

L'aldosterone agisce attivando un recettore chiamato recettore dei mineralcorticoidi (MR), presente in diverse cellule, soprattutto nei reni. Qui, favorisce il riassorbimento del sodio e l'eliminazione del potassio attraverso l'urina.

Effetti dell'aldosterone sul cuore e sui reni

Oltre ai reni, il recettore MR si trova anche nel tessuto del cuore e in altre cellule renali. Quando attivato in modo eccessivo, può causare:

  • Fibrosi cardiaca (formazione di tessuto cicatriziale nel cuore)
  • Ipertensione (pressione alta)
  • Ipertrofia ventricolare sinistra (aumento di dimensioni di una parte del cuore)
  • Infiammazione e fibrosi nei reni, che possono danneggiare la funzione renale
  • Problemi ai podociti, cellule importanti per la filtrazione renale

L'aldosteronismo primario e i rischi associati

L'aldosteronismo primario è una condizione in cui il corpo produce troppo aldosterone. È più comune di quanto si pensi, ma spesso non viene riconosciuto. Chi ne è affetto ha un rischio più alto di sviluppare malattie del cuore e dei reni.

Fortunatamente, esistono farmaci chiamati antagonisti del recettore MR che possono ridurre questi rischi bloccando l'effetto dell'aldosterone.

Ruolo degli antagonisti del recettore MR nella malattia renale cronica

Anche in persone senza aldosteronismo primario, questi farmaci possono aiutare. Ad esempio, riducono la perdita di proteine nelle urine (albuminuria), un segno di danno renale, sia nei pazienti con diabete sia in quelli senza.

Studi recenti sul finerenone

Due studi importanti, chiamati FIDELIO-DKD e FIGARO-DKD, hanno dimostrato che il finerenone, un antagonista non steroideo del recettore MR, può rallentare la progressione della malattia renale cronica e ridurre eventi cardiovascolari in pazienti con diabete e insufficienza renale.

Questi risultati hanno portato all'approvazione del finerenone per questo uso specifico.

Tuttavia, questi studi non hanno misurato direttamente i livelli di aldosterone nel sangue e non hanno valutato se il farmaco possa essere utile anche in persone senza diabete.

Nuove evidenze sull'aldosterone e la progressione della malattia renale

Uno studio recente ha analizzato circa 3.680 persone con insufficienza renale cronica, monitorandole per quasi 10 anni. Ha scoperto che livelli più alti di aldosterone nel sangue erano associati a un rischio maggiore di peggioramento della funzione renale, indipendentemente dalla presenza di diabete.

In particolare:

  • Ogni raddoppio del livello di aldosterone aumentava l'11% il rischio di progressione della malattia renale.
  • Le persone con i livelli più alti avevano un rischio aumentato del 45% rispetto a quelle con i livelli più bassi.
  • Questo aumento del rischio era simile sia nei pazienti con diabete sia in quelli senza.

Implicazioni di questi risultati

Questi dati supportano l'idea che l'aldosterone giochi un ruolo importante nella progressione della malattia renale cronica. Di conseguenza, gli antagonisti del recettore MR potrebbero essere utili anche in persone senza diabete per rallentare il peggioramento della funzione renale.

In conclusione

L'aldosterone è un ormone che, se presente in quantità elevate, può contribuire al peggioramento della malattia renale cronica e a problemi cardiaci. Farmaci che bloccano il suo recettore, come il finerenone, hanno dimostrato di rallentare la progressione della malattia nei pazienti con diabete. Nuove ricerche suggeriscono che questi benefici potrebbero estendersi anche a chi non ha il diabete, aprendo nuove possibilità per la cura della malattia renale cronica.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Andreina Carbone

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