Chi è il paziente e quali problemi ha avuto
Si tratta di un uomo di 85 anni con ipertensione (pressione alta), colesterolo alterato e fibrillazione atriale parossistica, cioè episodi intermittenti di battito cardiaco irregolare, che gli causavano palpitazioni e stanchezza. Questi problemi sono iniziati nel 2008.
Nel tempo, ha provato diversi farmaci per controllare il ritmo cardiaco, come il propafenone e poi la flecainide. Per prevenire la formazione di coaguli nel sangue (che possono causare ictus o infarti), ha assunto inizialmente warfarin e poi rivaroxaban, un anticoagulante orale diretto, adatto anche in presenza di una funzione renale discreta.
Controlli e diagnosi
Durante i controlli cardiologici, l'elettrocardiogramma era normale, ma si notava qualche extrasistole (battito cardiaco extra) e l'ecocardiogramma mostrava un ventricolo con funzione normale, un lieve problema alla valvola mitrale e un atrio sinistro un po' dilatato.
La pressione era ben controllata con irbesartan, un farmaco per la pressione alta.
Comparsa di problemi ischemici
Nel 2015, il paziente ha avuto un dolore al petto durante lo sforzo, che ha fatto sospettare una riduzione del flusso di sangue al cuore (ischemia). Un test ha confermato questa sospetta ischemia e una coronarografia ha mostrato un restringimento grave di due arterie coronarie, che sono state trattate con un intervento per aprirle e mettere uno stent (un tubicino metallico).
Dopo l'intervento, ha iniziato una terapia con tre farmaci per prevenire coaguli e problemi al cuore: aspirina, clopidogrel e dabigatran (un altro anticoagulante). Dopo un mese, l'aspirina è stata sospesa per ridurre il rischio di sanguinamento.
Nuovi episodi e complicazioni
Il paziente è rimasto senza dolore al petto, ma ha continuato ad avere episodi di palpitazioni che si risolvevano da sole. Nel 2022, ha avuto un episodio più lungo di palpitazioni con dolore al petto e si è rivolto al pronto soccorso.
Qui gli esami hanno mostrato un ritmo cardiaco normale ma con segni di infarto in una zona del cuore, aumento di un marcatore chiamato troponina (che indica danno al cuore), anemia (basso livello di globuli rossi) e un valore tiroideo alterato.
Una nuova coronarografia urgente ha evidenziato un blocco causato da un coagulo dentro lo stent, che è stato trattato con successo.
Problemi di sanguinamento e valutazioni aggiuntive
Per l'anemia si è eseguita una gastroscopia, che ha mostrato una infiammazione e sanguinamento nello stomaco. È stata iniziata una cura per proteggere lo stomaco.
Per la tiroide, sono stati fatti esami specifici che indicano un rischio di ipertiroidismo, cioè una tiroide troppo attiva, se si usasse un certo farmaco antiaritmico chiamato amiodarone.
Decisioni terapeutiche importanti
Il paziente ha continuato ad avere episodi di fibrillazione atriale perché non aveva una terapia antiaritmica efficace, che potrebbe aver causato la formazione del coagulo nel cuore.
È quindi importante bilanciare con attenzione il rischio di coaguli e quello di sanguinamento, soprattutto considerando l'anemia e il sanguinamento gastrico.
Si è scelto di usare una combinazione di edoxaban (un anticoagulante) e dronedarone (un antiaritmico), perché:
- Edoxaban si prende una volta al giorno, facilitando l'assunzione nei pazienti anziani.
- Ha un basso rischio di sanguinamento nello stomaco.
- Ha poche interazioni con altri farmaci.
- È l'unico anticoagulante diretto testato insieme al dronedarone, che è l'unico antiaritmico adatto al paziente considerando il suo stato tiroideo.
In conclusione
In questo caso complesso, la scelta dei farmaci è stata fatta con molta attenzione per bilanciare i rischi di coaguli e di sanguinamenti. La combinazione di edoxaban e dronedarone rappresenta una soluzione efficace e sicura per gestire sia la fibrillazione atriale che la malattia coronarica, soprattutto in un paziente anziano con altre condizioni di salute.