Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori danesi ha esaminato tutte le chiamate al servizio di emergenza di Copenaghen tra il 2014 e il 2018 per dolore al petto. Hanno confrontato i pazienti con disturbi mentali gravi (SMI) con quelli senza questi disturbi per capire come venivano gestiti dal primo contatto fino al trattamento in ospedale.
Risultati principali
- Risposta preospedaliera: I pazienti con disturbi mentali gravi ricevevano un’ambulanza urgente più spesso rispetto agli altri (66% contro 63%).
- Ospedalizzazione: Meno pazienti con disturbi mentali venivano ricoverati entro 24 ore dalla chiamata (81% contro 85%).
- Diagnosi cardiaca: Solo il 16% dei pazienti con disturbi mentali riceveva una diagnosi di problema cardiaco durante il ricovero, rispetto al 26% degli altri pazienti.
- Trattamento (rivascolarizzazione): Il 4% dei pazienti con disturbi mentali riceveva un trattamento per migliorare il flusso sanguigno al cuore entro 30 giorni, contro il 7% degli altri.
- Mortalità a 30 giorni: La morte entro 30 giorni era simile tra i due gruppi (1% contro 2%).
Cosa significa tutto questo
Il primo intervento telefonico e la risposta preospedaliera non sembrano causare le differenze nel trattamento cardiaco tra pazienti con e senza disturbi mentali gravi. Le differenze più importanti emergono invece durante il ricovero in ospedale, sia nella diagnosi sia nel trattamento.
Questo suggerisce che è importante capire meglio come i pazienti con disturbi mentali manifestano i sintomi di problemi cardiaci. Così si potrà migliorare l’identificazione precoce delle condizioni più gravi e assicurare che tutti ricevano le stesse opportunità di cura.
In conclusione
Le differenze nel trattamento cardiaco tra pazienti con disturbi mentali gravi e gli altri non derivano dal primo intervento preospedaliero, ma si manifestano durante la degenza in ospedale. Per garantire cure eque, è fondamentale migliorare la diagnosi e il trattamento in ospedale, tenendo conto delle particolari caratteristiche di questi pazienti.