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Articolo per pazienti Pubblicato: 21/10/2026 Lettura: ~6 min

Cardiomiopatia ipertrofica e sport: cosa è cambiato per te

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Flavio D’Ascenzi

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1310 Sezione: 85

Abstract

Se ti è stata diagnosticata una cardiomiopatia ipertrofica (un ispessimento anomalo del muscolo cardiaco), potresti chiederti se puoi ancora fare sport o attività fisica. Per anni la risposta è stata quasi sempre no. Oggi le cose stanno cambiando: le nuove linee guida e le ricerche più recenti mostrano che, in molti casi, muoversi è non solo possibile, ma addirittura importante per la tua salute. Questo articolo ti spiega cosa è cambiato, quale ruolo ha la visita medico-sportiva e perché fare attività fisica — con le giuste precauzioni — può fare bene anche a te.

Cos'è la cardiomiopatia ipertrofica e perché riguarda lo sport

La cardiomiopatia ipertrofica (CMI) è una malattia del cuore in cui il muscolo cardiaco si ispessisce in modo anomalo. Per decenni, chi riceveva questa diagnosi veniva quasi sempre escluso dallo sport agonistico (quello praticato in gare e competizioni ufficiali).

Il motivo era la preoccupazione che uno sforzo intenso potesse scatenare aritmie ventricolari (battiti cardiaci irregolari e pericolosi) o, nei casi più gravi, la morte cardiaca improvvisa.

Questo approccio era prudente e comprensibile. Ma le conoscenze scientifiche sono avanzate, e oggi sappiamo che il rischio non è uguale per tutti i pazienti con CMI.

💡 Cosa dice la scienza oggi

Le ricerche più recenti dimostrano che non tutti i pazienti con CMI hanno lo stesso rischio durante l'esercizio fisico. Alcuni, dopo una valutazione accurata, possono praticare attività fisica regolare e anche intensa in sicurezza. Uno studio del 2024 ha mostrato che i pazienti con CMI che facevano regolarmente attività aerobica (come camminata veloce, nuoto o ciclismo) avevano una migliore forma fisica rispetto a quelli sedentari, senza un aumento delle aritmie pericolose. Inoltre, un programma personalizzato di esercizio moderato migliorava la capacità cardiorespiratoria senza eventi avversi.

Le nuove linee guida italiane: dal COCIS 2017 al COCIS 2023

In Italia, le regole per stabilire se un atleta con una malattia cardiaca può gareggiare sono scritte nel COCIS (le linee guida italiane di cardiologia dello sport).

Nel COCIS 2017, la diagnosi di CMI portava quasi sempre alla non idoneità agonistica, cioè al divieto di partecipare a gare. Solo in casi molto selezionati e per sport a basso impegno fisico era possibile un'eccezione.

Il COCIS 2023 introduce un cambiamento importante:

  • Gli adolescenti e i giovani adulti con CMI, anche senza fattori di rischio aggiuntivi, restano generalmente non idonei allo sport agonistico.
  • I pazienti con uno o più fattori di rischio (come storia di svenimenti, aritmie gravi o familiari deceduti per cause cardiache) restano non idonei.
  • Gli adulti con CMI senza fattori di rischio possono ora essere valutati individualmente: in alcuni casi, dopo una valutazione approfondita in centri specializzati, può essere concessa l'idoneità agonistica.

Questo non significa che le porte siano aperte a tutti. Significa che la diagnosi da sola non basta più a decidere: conta il tuo profilo clinico personale.

La visita medico-sportiva: molto più di un timbro

In questo nuovo scenario, la visita medico-sportiva diventa fondamentale. Non si tratta solo di un controllo burocratico: è il momento in cui il medico valuta nel dettaglio la tua situazione.

Durante questa valutazione vengono eseguiti diversi esami:

  • ECG a riposo (elettrocardiogramma, che registra l'attività elettrica del cuore)
  • Ecocardiogramma (un'ecografia del cuore, che ne mostra la struttura e il movimento)
  • Holter delle 24 ore (un registratore portatile che monitora il ritmo cardiaco per un giorno intero, inclusa una sessione di allenamento)
  • Risonanza magnetica cardiaca (un esame di imaging avanzato che fornisce immagini dettagliate del muscolo cardiaco)
  • Test da sforzo massimale (si pedala o si cammina su un tapis roulant aumentando progressivamente l'intensità)
  • Test cardiopolmonare (CPET) (un test da sforzo avanzato che misura anche la respirazione e il consumo di ossigeno)

Questi esami permettono di capire come il tuo cuore risponde durante lo sforzo fisico reale, non solo a riposo.

💡 Il test cardiopolmonare (CPET): uno strumento prezioso

Il CPET è un esame che misura quanto bene il tuo cuore, i polmoni e i muscoli lavorano insieme durante l'esercizio. Non serve solo a valutare il rischio: fornisce informazioni preziose per costruire un programma di allenamento su misura per te. Grazie al CPET, il medico può identificare le tue soglie ventilatorie (i livelli di sforzo oltre i quali il tuo corpo inizia a faticare di più) e definire zone di allenamento personalizzate, molto più precise di una semplice percentuale della frequenza cardiaca massima.

Dalla proibizione alla prescrizione: l'esercizio come terapia

Ecco il cambiamento più importante di tutti: l'esercizio fisico non va più visto come un nemico per chi ha la CMI, ma come una vera e propria terapia da prescrivere con cura.

La domanda non è solo «posso fare sport?», ma soprattutto: «quale attività fisica fa bene a me, in questo momento?»

Anche se non sei idoneo allo sport agonistico, questo non significa che devi stare fermo. Al contrario: la sedentarietà (l'assenza di movimento) ha conseguenze negative sul cuore e sulla salute in generale, anche per chi ha la CMI.

Un programma personalizzato di esercizio fisico strutturato (EFS) — cioè un piano di attività fisica definito nei dettagli dal medico — può:

  • Migliorare la tua forma fisica e la resistenza allo sforzo
  • Ridurre il rischio cardiovascolare complessivo
  • Avere un effetto positivo sul tuo benessere psicologico
  • Aiutare il medico a ottimizzare la tua terapia farmacologica

Nel 2025, le principali società scientifiche italiane (SIC Sport, FMSI, ANMCO e SIC) hanno pubblicato un Documento di Consenso sulla prescrizione dell'esercizio fisico in cardiologia. L'obiettivo è passare dalla generica raccomandazione «fai attività fisica» a una vera prescrizione medica, precisa e personalizzata come qualsiasi altra terapia.

⚠️ Segnali a cui prestare attenzione durante l'attività fisica

Se hai la CMI e pratichi attività fisica, interrompi immediatamente e contatta il tuo medico se avverti:

  • Dolore o pressione al petto durante o dopo lo sforzo
  • Mancanza di respiro sproporzionata all'intensità dell'esercizio
  • Palpitazioni (sensazione di cuore che batte in modo irregolare o molto veloce)
  • Capogiri o sensazione di svenimento
  • Svenimento vero e proprio (in questo caso chiama il 118)

Non ignorare questi segnali: riferiscili sempre al tuo cardiologo o al medico dello sport.

✅ Cosa puoi fare concretamente

  • Parla con il tuo cardiologo della tua voglia di fare attività fisica: non aspettare che sia lui a sollevare l'argomento.
  • Chiedi una visita medico-sportiva presso un centro specializzato in cardiologia dello sport.
  • Non smettere di muoverti solo perché hai ricevuto una diagnosi di CMI: la sedentarietà fa male anche a te.
  • Chiedi al medico un programma personalizzato di esercizio fisico, con indicazioni precise su tipo, intensità e durata.
  • Rivaluta periodicamente il tuo programma con il medico, soprattutto se la terapia cambia o se i tuoi sintomi si modificano.

In sintesi

La cardiomiopatia ipertrofica non significa più automaticamente «niente sport». Le nuove linee guida italiane (COCIS 2023) e le ricerche più recenti mostrano che, per gli adulti senza fattori di rischio aggiuntivi, l'attività fisica è possibile e spesso benefica. La visita medico-sportiva è il punto di partenza: serve a valutare il tuo profilo individuale, non solo la diagnosi. Anche se non sei idoneo allo sport agonistico, un programma di esercizio personalizzato — prescritto come una vera terapia — può migliorare la tua salute fisica e il tuo benessere. Il messaggio chiave, sottolineato dal professor Flavio D'Ascenzi dell'Università di Siena, è chiaro: si è passati dalla proibizione alla prescrizione.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Flavio D’Ascenzi
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