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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/09/2026 Lettura: ~5 min

Prasugrel e ticagrelor: due farmaci a confronto dopo un infarto

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 907 Sezione: 7

Abstract

Se hai avuto un infarto o un problema coronarico acuto, probabilmente il tuo medico ti ha prescritto un farmaco per proteggere il cuore. Due dei farmaci più usati in questi casi sono il prasugrel e il ticagrelor. Un grande studio presentato all'ESC Congress 2026 ha confrontato questi due trattamenti su oltre 17.000 pazienti: scopri cosa emerge e cosa significa per te.

Perché questi farmaci sono importanti dopo un evento coronarico

Quando hai un infarto o una sindrome coronaria acuta (cioè una situazione di emergenza in cui le arterie del cuore si restringono o si bloccano improvvisamente), il rischio che si formino coaguli di sangue pericolosi è molto alto.

Per ridurre questo rischio, i medici prescrivono farmaci chiamati inibitori del recettore P2Y12 (farmaci che impediscono alle piastrine, le cellule del sangue che formano i coaguli, di aggregarsi). I due più usati sono il prasugrel e il ticagrelor.

Spesso questi farmaci vengono prescritti dopo un intervento coronarico percutaneo (una procedura mini-invasiva, nota anche come PCI o angioplastica, in cui si apre l'arteria bloccata con un piccolo palloncino e si inserisce uno stent, una sorta di tubicino metallico, per tenerla aperta).

💡 Cosa sono prasugrel e ticagrelor?

Sono farmaci antiaggreganti piastrinici, cioè riducono la capacità delle piastrine di formare coaguli pericolosi nelle arterie del cuore. Si assumono per bocca, di solito ogni giorno, per almeno 12 mesi dopo un evento coronarico acuto. Il loro obiettivo è proteggerti da un nuovo infarto o da un ictus (un'interruzione del flusso di sangue al cervello). Entrambi appartengono alla stessa categoria di farmaci, ma hanno caratteristiche chimiche leggermente diverse.

Lo studio: oltre 17.000 pazienti a confronto

Uno studio svedese, presentato all'ESC Congress 2026 e pubblicato sul prestigioso New England Journal of Medicine, ha coinvolto 17.095 pazienti adulti sottoposti a PCI dopo una sindrome coronaria acuta.

L'età media dei partecipanti era di circa 70 anni. Quasi il 40% aveva avuto un STEMI (infarto con ostruzione completa di un'arteria coronarica) e il 44% un NSTEMI (infarto con ostruzione parziale, generalmente meno grave nell'immediato).

I pazienti sono stati divisi in due gruppi: chi ha ricevuto ticagrelor (9.444 persone) e chi ha ricevuto prasugrel (7.651 persone). Sono stati poi seguiti per un anno.

Cosa hanno scoperto i ricercatori

Dopo un anno, i ricercatori hanno guardato quanti pazienti avevano avuto uno di questi eventi gravi: morte per qualsiasi causa, nuovo infarto o ictus.

I risultati sono stati molto simili nei due gruppi:

  • Nel gruppo ticagrelor: l'11,8% dei pazienti ha avuto uno di questi eventi.
  • Nel gruppo prasugrel: l'11,1% dei pazienti ha avuto uno di questi eventi.

La differenza è piccola e non statisticamente significativa, cioè potrebbe essere dovuta al caso. In pratica, i due farmaci si sono dimostrati equivalenti nella protezione dal rischio ischemico (il rischio che le arterie si blocchino di nuovo).

💡 Cosa significa "differenza statisticamente significativa"?

In medicina, quando si confrontano due trattamenti, non basta che i numeri siano diversi: bisogna essere sicuri che quella differenza non sia dovuta al caso. Se la differenza non è statisticamente significativa, significa che i due trattamenti producono risultati sostanzialmente equivalenti. In questo studio, la piccola differenza tra 11,8% e 11,1% rientra nel margine di variabilità normale: i due farmaci si comportano in modo molto simile.

E per quanto riguarda il rischio di sanguinamento?

Un aspetto importante di questi farmaci è che, riducendo la coagulazione del sangue, possono aumentare il rischio di emorragie (sanguinamenti). Anche qui i risultati sono stati molto simili:

  • Nel gruppo ticagrelor: emorragie maggiori nel 4,4% dei pazienti.
  • Nel gruppo prasugrel: emorragie maggiori nel 4,2% dei pazienti.

Con il prasugrel si è osservata una lieve riduzione del rischio di sanguinamento, ma anche questa differenza è molto piccola. Il tuo medico valuterà attentamente il tuo profilo di rischio prima di scegliere il farmaco più adatto a te.

⚠️ Sintomi da non ignorare durante la terapia

Se stai assumendo uno di questi farmaci, contatta subito il tuo medico o vai al pronto soccorso se noti:

  • Sangue nelle urine o nelle feci (feci scure o nerastre)
  • Sanguinamento dalle gengive o dal naso che non si ferma
  • Lividi inspiegabili e molto estesi
  • Vomito con sangue o con aspetto simile a fondi di caffè
  • Forte mal di testa improvviso, difficoltà a parlare o debolezza a un lato del corpo (possibili segnali di ictus)
  • Dolore al petto intenso o senso di oppressione

Non interrompere mai il farmaco da solo, senza parlarne prima con il tuo medico: farlo può aumentare il rischio di un nuovo infarto.

✅ Cosa puoi fare per proteggere il tuo cuore

  • Prendi il farmaco ogni giorno, alla stessa ora, senza saltare dosi.
  • Non interrompere la terapia senza consultare il tuo medico, anche se ti senti bene.
  • Informa sempre dentisti, chirurghi o altri medici che stai assumendo un antiaggregante.
  • Evita farmaci antinfiammatori (come ibuprofene o aspirina aggiuntiva) senza chiedere prima al tuo medico.
  • Segui uno stile di vita sano: non fumare, muoviti regolarmente, segui una dieta equilibrata.
  • Vai ai controlli programmati dal tuo cardiologo senza saltarli.

In sintesi

Uno studio su oltre 17.000 pazienti ha dimostrato che prasugrel e ticagrelor sono sostanzialmente equivalenti nel proteggere dal rischio di infarto, ictus o morte dopo un evento coronarico acuto trattato con angioplastica. Entrambi i farmaci hanno un profilo di sicurezza simile anche per quanto riguarda il rischio di sanguinamento. La scelta tra i due spetta al tuo medico, che la farà in base alle tue caratteristiche personali. La cosa più importante è non interrompere mai la terapia da soli e mantenere i controlli regolari.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Vincenzo Castiglione
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