Che cos'è l'Endovascular Therapy International Meeting
Dal 23 al 25 marzo a Venezia si è svolta la terza edizione di questo congresso, organizzato con il sostegno della Regione Veneto e di importanti società mediche. Circa 300 specialisti, tra radiologi, cardiologi interventisti e chirurghi vascolari, si sono riuniti per confrontarsi sulle migliori strategie per curare le malattie dei vasi periferici, cioè le arterie e vene lontane dal cuore, come quelle delle gambe o del collo.
Le principali tematiche affrontate
- Trattamento delle arterie carotidi (quelle del collo che portano sangue al cervello), sia con interventi chirurgici tradizionali che con tecniche meno invasive chiamate endovascolari, che usano stent e angioplastica.
- Gestione degli aneurismi (dilatazioni anomale delle arterie) dell'aorta toracica e addominale, con particolare attenzione alle tecniche percutanee, cioè senza apertura chirurgica.
- Angioplastica delle arterie renali e delle arterie iliaco-femorali, importanti per la circolazione degli organi e delle gambe.
- Strategie per il salvataggio degli arti in caso di problemi circolatori gravi.
Sessioni con casi dal vivo e discussioni
Durante il congresso sono stati trasmessi in diretta interventi da diversi centri italiani. Questi casi, spesso molto complessi, hanno permesso ai partecipanti di discutere le migliori tecniche e di valutare nuovi strumenti medici. Le procedure mostrate includevano situazioni difficili come:
- Stenosi carotidea con anatomie particolari
- Aneurismi toracici con caratteristiche complesse
- Occlusioni totali di arterie sotto il ginocchio
Ogni intervento è stato accompagnato da commenti e dibattiti, favorendo un confronto approfondito e critico tra esperti e pubblico.
Risultati di studi recenti
Uno studio importante presentato è lo SAPPHIRE, che ha confrontato due modi di trattare le stenosi carotidee in pazienti ad alto rischio chirurgico: l'impianto di stent con protezione cerebrale e l'intervento chirurgico tradizionale. I risultati hanno mostrato che il trattamento con stent ha portato a meno eventi gravi come ictus o infarto entro un anno, con costi simili tra le due tecniche.
Altri studi in corso, come ACT1 e CREST, stanno valutando l'efficacia dello stenting anche in pazienti con rischio chirurgico standard.
Inoltre, il registro italiano SUBMARINE sta studiando pazienti con ictus minore o attacchi ischemici transitori trattati con stent, analizzando anche i livelli di alcune sostanze nel sangue legate all'infiammazione e alla stabilità delle placche arteriose.
Trattamento degli aneurismi aortici
Le tecniche percutanee, che evitano l'apertura chirurgica, sono sempre più usate, soprattutto in pazienti ad alto rischio. Lo studio DREAM ha mostrato che queste tecniche riducono la mortalità a due anni rispetto alla chirurgia tradizionale, anche se possono richiedere più spesso un secondo intervento.
Nuove protesi speciali, chiamate fenestrate o con estensioni ricoperte, permettono di trattare aneurismi più complessi, coinvolgendo anche le arterie renali o quelle delle gambe, riducendo il rischio di complicazioni.
Per gli aneurismi toracici, si stanno utilizzando procedure ibride che combinano interventi chirurgici e tecniche endovascolari, con buoni risultati in mani esperte.
Salvataggio degli arti con stent
Il trattamento con stent nelle arterie delle gambe mostra risultati promettenti. Ad esempio, in pazienti con problemi gravi (classe Rutherford 4-5), gli stent tradizionali mantengono i vasi aperti al 70% dopo un anno, mentre gli stent medicati, che rilasciano farmaci per prevenire la chiusura, raggiungono risultati migliori (92% a 6 mesi).
Stent realizzati con materiali speciali come il nitinol offrono una buona resistenza e flessibilità, con ottimi risultati a medio termine. Inoltre, uno stent bioriassorbibile, che si dissolve nel tempo, mostra risultati incoraggianti con una buona apertura dei vasi fino a due anni dall'impianto.
In conclusione
L'Endovascular Therapy International Meeting conferma il suo ruolo come evento fondamentale per gli specialisti che si occupano di malattie vascolari periferiche. Grazie alla partecipazione di esperti nazionali e internazionali, alla condivisione di esperienze multidisciplinari e alla presentazione di nuove tecnologie, il congresso offre un'importante occasione di aggiornamento e confronto per migliorare le cure ai pazienti.