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Articolo per pazienti Pubblicato: 08/04/2010 Lettura: ~3 min

Nuovi approcci nella prevenzione primaria cardiovascolare

Fonte
Studio PREVEND, HOPE-2, NORVIT e TROPHY presentati all’ACC di Atlanta e all’ESC, a cura di Nino Lo Pacio

Aggiornato il 09/02/2026

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Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 18 Sezione: 2

Introduzione

La prevenzione delle malattie cardiovascolari è in continua evoluzione. Recenti studi hanno messo in luce nuovi modi per valutare il rischio e prevenire l’insorgenza di problemi cardiaci, spostando l’attenzione da alcuni vecchi parametri a nuovi indicatori più efficaci e a strategie di trattamento più mirate.

Il ruolo del rapporto vita/fianchi nella valutazione del rischio cardiovascolare

Recenti ricerche hanno dimostrato che misurare il rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi è molto importante durante la visita cardiologica. Questo perché l’obesità addominale indica un accumulo di grasso viscerale, cioè il grasso che si trova intorno agli organi interni, e questo aumenta il rischio di malattie del cuore e dei vasi sanguigni.

Il grasso viscerale non serve solo a immagazzinare energia, ma agisce anche come un organo che può alterare il metabolismo degli zuccheri e dei grassi, e produce sostanze che causano infiammazione nei vasi sanguigni.

Non esiste ancora un accordo su quale sia il miglior modo per misurare l’obesità: si può usare l’indice di massa corporea (BMI), il rapporto vita/fianchi o la sola circonferenza della vita. Uno studio ha confrontato questi tre metodi e ha trovato che tutti sono utili per prevedere il rischio di problemi cardiaci, ma il rapporto vita/fianchi è il migliore predittore di eventi cardiovascolari futuri.

La fine dell’attenzione all’omocisteina come fattore di rischio

In passato si pensava che alti livelli di omocisteina nel sangue aumentassero il rischio di malattie cardiache. Per questo si è provato a ridurli con integratori di acido folico e vitamine del gruppo B.

Tuttavia, studi importanti come HOPE-2 e NORVIT hanno dimostrato che ridurre l’omocisteina con queste vitamine non protegge il cuore. Anzi, in alcuni casi può aumentare il rischio di problemi come l’angina instabile o altri eventi cardiovascolari.

Questi risultati hanno portato gli esperti a concludere che l’omocisteina non è una causa diretta delle malattie cardiache, ma solo un indicatore che non deve guidare il trattamento.

Prevenire l’ipertensione intervenendo precocemente

Un’altra novità riguarda la pre-ipertensione, cioè valori della pressione sanguigna leggermente elevati ma non ancora definiti ipertensione. Lo studio TROPHY ha mostrato che trattare precocemente questa condizione con un farmaco chiamato candesartan può ritardare di circa due anni l’insorgenza dell’ipertensione vera e propria.

Il trattamento è stato somministrato per due anni, seguito da due anni di sospensione, e ha dimostrato di ridurre in modo significativo la comparsa di ipertensione durante tutto il periodo di osservazione.

Questo suggerisce che intervenire tempestivamente nei pazienti con valori di pressione appena sopra la norma può essere utile per prevenire problemi più seri in futuro.

In conclusione

La prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari si sta orientando verso una valutazione più precisa del rischio, privilegiando il rapporto vita/fianchi come indicatore dell’obesità pericolosa. Inoltre, è stato dimostrato che la riduzione dell’omocisteina con vitamine non protegge il cuore e non deve essere utilizzata come strategia preventiva. Infine, trattare precocemente la pre-ipertensione può ritardare l’insorgenza dell’ipertensione vera e propria, offrendo una nuova opportunità per mantenere la salute cardiovascolare.

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