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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/04/2010 Lettura: ~3 min

Come riconoscere le tachicardie sopraventricolari a QRS stretti con l'ECG

Fonte
A cura di Giuseppe Oreto - Dipartimento di Medicina e Farmacologia - Sezione di Cardiologia - Università di Messina

Aggiornato il 09/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 25 Sezione: 2

Introduzione

Le tachicardie sopraventricolari a QRS stretti sono un tipo di aritmia cardiaca che può essere riconosciuta con l'elettrocardiogramma (ECG) tradizionale. Comprendere come si innescano e si interrompono queste aritmie aiuta a identificarle correttamente e a scegliere il miglior approccio per la loro gestione.

Che cosa sono le tachicardie sopraventricolari a QRS stretti

Le tachicardie sopraventricolari a QRS stretti sono ritmi cardiaci accelerati che originano nella parte superiore del cuore, chiamata sopraventricolare. L’ECG di superficie, uno strumento che registra l’attività elettrica del cuore, permette di distinguere con buona precisione il tipo di tachicardia presente.

Come si riconoscono con l’ECG

  • Le aritmie a QRS stretti mostrano un complesso QRS normale, che indica che i ventricoli si attivano correttamente.
  • La presenza e la forma dell’onda P, che rappresenta l’attivazione degli atri, aiutano a capire l’origine dell’aritmia.
  • Ad esempio, un’onda P diretta verso il basso e a sinistra indica un’origine nell’atrio o nel nodo senoatriale, mentre un’onda P diretta verso l’alto può suggerire tachicardie nodali o da rientro atrioventricolare.
  • L’intervallo tra il complesso QRS e l’onda P (intervallo R-P) è importante: nella tachicardia nodale è molto breve o quasi simultaneo, mentre nella tachicardia da rientro A-V è più lungo e separato dal QRS.
  • Il rapporto tra il numero di onde P e complessi QRS è solitamente 1:1, ma può variare in alcuni casi, indicando tipi diversi di tachicardia.

Il ruolo della stimolazione vagale

La stimolazione vagale, una manovra che rallenta temporaneamente il cuore, può aiutare a distinguere tra i tipi di tachicardia:

  • Se la tachicardia si interrompe, è probabile che si tratti di una tachicardia da rientro che coinvolge il nodo atrioventricolare.
  • Se rallenta la frequenza ventricolare ma continua l’attività atriale, potrebbe essere una tachicardia atriale o un flutter.

Come si innescano e si interrompono le tachicardie

Le tachicardie possono iniziare e finire in modi diversi, che aiutano a capire il loro meccanismo:

  • Le tachicardie atriali spesso iniziano con un’onda P anomala e mostrano un aumento graduale della frequenza ("riscaldamento") e una diminuzione alla fine ("raffreddamento"), segno di un focus che si attiva e poi si spegne.
  • Le tachicardie da rientro, come quella nodale e quella atrioventricolare, sono solitamente scatenate da un battito prematuro (extrasistole), che può provenire dall’atrio o dal ventricolo.
  • La capacità di un extrasistole ventricolare di interrompere o innescare la tachicardia suggerisce che si tratta di una tachicardia da rientro A-V, perché il circuito coinvolge sia atri che ventricoli.

Esempi pratici

Alcuni casi mostrano come l’analisi dell’ECG e delle modalità di inizio e fine della tachicardia aiutino a fare una diagnosi precisa:

  • Un ECG con onde P negative in alcune derivazioni e un intervallo R-P di 0,16 secondi può indicare una tachicardia da rientro A-V da via accessoria lenta, anche se l’aspetto delle onde P potrebbe far pensare a una tachicardia atriale.
  • La registrazione Holter può mostrare come un’extrasistole ventricolare interrompa e poi riavvii la tachicardia, confermando il meccanismo di rientro.
  • Un altro esempio è la tachicardia giunzionale automatica, che inizia senza un impulso prematuro e mostra un’attivazione atriale retrograda, distinguendola dalla tachicardia nodale.

In conclusione

L’elettrocardiogramma è uno strumento affidabile per riconoscere la maggior parte delle tachicardie sopraventricolari a QRS stretti. L’analisi di parametri come la regolarità del ritmo, la forma e la posizione dell’onda P, l’intervallo R-P, le risposte alle manovre vagali e il rapporto tra onde P e complessi QRS permette di capire il meccanismo dell’aritmia. Inoltre, osservare come la tachicardia inizia e si interrompe fornisce informazioni preziose per una diagnosi ancora più precisa.

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