CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 11/04/2010 Lettura: ~3 min

Cardiomiopatia causata da farmaci chemioterapici

Fonte
A cura di Giuseppe Marino Benvenuto - U.O. Cardiologia - Dipartimento Strutturale del Cuore, Ospedale “S. Bortolo” – Vicenza

Aggiornato il 09/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 27 Sezione: 2

Introduzione

La chemioterapia è un trattamento importante per molte forme di tumore. Tuttavia, alcuni farmaci usati in chemioterapia possono influire sul cuore, causando problemi che a volte si manifestano anche dopo molto tempo. È fondamentale riconoscere presto questi effetti per proteggere la salute del cuore durante e dopo la cura oncologica.

Che cos'è la cardiomiopatia da chemioterapici

La cardiomiopatia è una malattia del muscolo cardiaco che può svilupparsi come effetto collaterale di alcuni farmaci usati nella chemioterapia. Questi farmaci, usati per trattare tumori come quelli al seno, polmone, intestino, leucemie e linfomi, possono danneggiare il cuore anche mesi o anni dopo il trattamento.

Quali farmaci possono causare problemi al cuore

  • Antracicline e loro derivati
  • Ciclofosfamide ad alte dosi
  • Trastuzumab (conosciuto come Herceptin®)
  • Taxani

Questi farmaci sono spesso usati insieme o in sequenza, aumentando il rischio di danno al cuore. Anche la radioterapia associata può aumentare questo rischio.

Perché è importante monitorare il cuore durante la chemioterapia

Non è possibile prevedere con certezza chi svilupperà problemi cardiaci all'inizio della terapia. Per questo motivo, è fondamentale controllare regolarmente la funzione del cuore durante e dopo il trattamento per individuare segni precoci di danno, chiamati cardiotossicità subclinica, cioè alterazioni che non causano ancora sintomi evidenti.

Come si controlla la salute del cuore

I medici usano diversi esami per monitorare il cuore:

  • Elettrocardiogramma (ECG): registra l'attività elettrica del cuore.
  • Ecocardiografia: un esame con ultrasuoni che valuta la funzione del cuore, in particolare la capacità di pompare il sangue.
  • Ventricolografia con radionuclidi: un esame che misura la funzione cardiaca usando sostanze radioattive.

L'ecocardiografia è la più usata per controllare la funzione di pompa del ventricolo sinistro, chiamata frazione di eiezione (FE). Un valore sopra il 50% è considerato normale.

Limiti dei metodi tradizionali e nuovi strumenti diagnostici

Negli ultimi anni si è visto che la frazione di eiezione non è sempre abbastanza sensibile per individuare precocemente il danno cardiaco da chemioterapia. Per questo si stanno studiando nuovi metodi più precoci e precisi:

  • Doppler Tissutale: un tipo di ecocardiografia che analizza il movimento e il rilassamento del muscolo cardiaco, specialmente durante la fase di riempimento del cuore (fase diastolica).
  • Marcatori biochimici nel sangue: sostanze come le troponine e gli ormoni natriuretici cardiaci (BNP e pro-BNP) che aumentano quando il cuore è sotto stress o danneggiato, spesso prima che si notino cambiamenti nella funzione di pompa.

Esperienze cliniche e risultati promettenti

Uno studio condotto presso l’Ospedale “San Bortolo” di Vicenza ha monitorato pazienti con tumore al seno trattati con vari chemioterapici. Oltre agli esami tradizionali, sono stati usati il Doppler Tissutale e il dosaggio del pro-BNP all'inizio e alla fine della terapia.

I risultati hanno mostrato che questi nuovi metodi sono più sensibili nel rilevare i primi segni di danno al cuore, anche quando gli esami tradizionali risultano ancora normali. Nei pazienti che poi hanno sviluppato una cardiomiopatia più grave entro un anno, i valori di Doppler Tissutale e pro-BNP erano già alterati alla fine della chemioterapia.

Perché è importante individuare precocemente il danno cardiaco

Rilevare in anticipo questi segni permette ai medici di modificare il trattamento chemioterapico e di iniziare tempestivamente terapie che possono rallentare o prevenire la progressione della cardiomiopatia. Questo è fondamentale per migliorare la qualità e la durata della vita dei pazienti oncologici.

In conclusione

La cardiomiopatia da chemioterapici è una complicanza seria ma spesso silenziosa che può comparire anche molto tempo dopo il trattamento. Metodi moderni come il Doppler Tissutale e il dosaggio di marcatori nel sangue come il pro-BNP aiutano a riconoscere precocemente il danno al cuore. Questo permette un monitoraggio più attento e interventi tempestivi, con l’obiettivo di proteggere la salute cardiaca durante e dopo la cura oncologica.

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA