Che cos’è la pressione differenziale
La pressione arteriosa è composta da due valori principali: la pressione sistolica, che è la pressione quando il cuore si contrae e spinge il sangue nelle arterie, e la pressione diastolica, che è la pressione quando il cuore è a riposo tra un battito e l’altro.
La pressione differenziale (PP) è la differenza tra questi due valori. Ad esempio, se la pressione sistolica è 130 mmHg e quella diastolica è 80 mmHg, la pressione differenziale è 50 mmHg.
Perché la pressione differenziale è importante
Con l’età, le arterie tendono a diventare più rigide. Questo può far aumentare la pressione sistolica più della diastolica, aumentando così la pressione differenziale. Un valore alto di pressione differenziale può indicare una maggiore rigidità delle arterie, che è legata a un rischio più alto di problemi cardiovascolari, come infarti e ictus.
Studi scientifici hanno mostrato che una pressione differenziale elevata è associata a un aumento della mortalità e delle malattie cardiovascolari.
L’ipertensione sistolica e il ruolo del sistema nervoso simpatico
Il sistema nervoso simpatico, che regola molte funzioni del corpo come la frequenza cardiaca e la pressione sanguigna, può influenzare la pressione sistolica aumentando la forza con cui il cuore pompa il sangue e restringendo le arterie più piccole.
Questa attività nervosa può essere più intensa in persone con ipertensione, sia giovani che anziani, e contribuisce a far aumentare la pressione sistolica.
Trattamento e obiettivi terapeutici
Un farmaco chiamato eprosartan, che agisce bloccando l’azione di una sostanza chiamata angiotensina II, può aiutare a ridurre la pressione arteriosa in modo efficace. Questo farmaco agisce sia sulle arterie che sul sistema nervoso simpatico, riducendo così la pressione sistolica e la pressione differenziale.
Uno studio su oltre 4.000 pazienti ipertesi ha dimostrato che eprosartan ha ridotto la pressione differenziale di circa 13,5 mmHg in 12 settimane, con pochi effetti collaterali.
Il Working Group della European Society of Hypertension consiglia di mantenere la pressione differenziale sotto i 50 mmHg per tutti i pazienti con ipertensione, perché questo valore è associato a un minor rischio di complicazioni.
Pressione sistolica e rischio di ictus
La pressione sistolica alta è un fattore di rischio importante per l’ictus, che è una delle principali cause di morte e disabilità nel mondo. Ridurre la pressione arteriosa può diminuire significativamente il rischio di ictus.
Ad esempio, uno studio chiamato SYST-Eur ha mostrato che trattare l’ipertensione sistolica isolata con un farmaco chiamato nitrendipina ha ridotto il rischio di ictus del 42%.
Altri studi hanno confermato che una riduzione di circa 12-13 mmHg della pressione sistolica si associa a una diminuzione del rischio di ictus del 37%.
Inoltre, farmaci che bloccano l’angiotensina II, come eprosartan, possono ridurre il rischio di ictus anche più di altri tipi di farmaci.
Studi in corso e prevenzione secondaria
Sono in corso studi che confrontano diversi farmaci per capire quale sia il migliore nel prevenire nuovi ictus in persone che hanno già avuto un episodio. Uno di questi studi, chiamato MOSES, sta confrontando eprosartan con un altro farmaco, nitrendipina, per valutare gli effetti sulla mortalità e sulla qualità della vita dopo un ictus.
In conclusione
La pressione differenziale è un parametro importante per valutare la salute delle arterie e il rischio cardiovascolare. Mantenere la pressione differenziale sotto i 50 mmHg è un obiettivo raccomandato per ridurre il rischio di eventi gravi come l’ictus. Farmaci come eprosartan, che agiscono sia sulle arterie che sul sistema nervoso, possono aiutare a raggiungere questo obiettivo in modo sicuro ed efficace.