Che cos’è la riserva coronarica
La riserva coronarica (RC) indica la capacità delle arterie del cuore di aumentare il flusso di sangue quando il cuore ha bisogno di più ossigeno, ad esempio durante l’attività fisica. Si misura confrontando il flusso massimo di sangue dopo uno sforzo con il flusso a riposo.
Durante lo sforzo fisico, il cuore richiede più ossigeno, e le arterie coronariche si dilatano per aumentare il flusso sanguigno fino a cinque volte rispetto al riposo.
Come influisce una stenosi coronarica
Se c’è un restringimento (stenosi) in un’arteria coronarica principale, si crea una differenza di pressione prima e dopo il punto stretto. Questo permette di mantenere un flusso normale a riposo, ma limita la capacità di aumentare il flusso quando serve di più.
Più grave è il restringimento, più si riduce la pressione dopo la stenosi e quindi la capacità di aumentare il flusso sanguigno durante lo sforzo.
Gradi di stenosi e loro effetti sulla riserva coronarica
- Fino al 40%: la riserva coronarica non si riduce;
- Tra il 40% e il 70%: la riserva inizia a diminuire leggermente, ma spesso senza causare problemi evidenti;
- Tra il 70% e il 90%: la riserva si riduce molto, causando ischemia (ridotto apporto di ossigeno) durante lo sforzo;
- Oltre il 90%: la pressione e il flusso sanguigno a riposo si riducono significativamente, con una marcata diminuzione della riserva coronarica.
Come si valuta la stenosi e la riserva coronarica
La coronarografia è l’esame più usato per vedere l’entità del restringimento delle arterie, ma fornisce solo un’immagine anatomica, senza indicare quanto la stenosi influisce sul flusso sanguigno e sulla funzione del cuore.
Per capire meglio la situazione, è importante usare anche metodi che misurano la riserva coronarica, cioè la capacità funzionale delle arterie.
Metodi principali per valutare la riserva coronarica
- Doppler Flow Wire: un esame molto preciso fatto durante la coronarografia, ma invasivo e non facile da ripetere frequentemente;
- PET (tomografia ad emissione di positroni): permette di misurare il flusso di sangue nel cuore, ma è costosa, poco disponibile e comporta esposizione a radiazioni;
- Ecocardiografia transtoracica: un esame semplice, non invasivo, ripetibile e a basso costo, che permette di valutare sia la struttura delle arterie coronariche sia il flusso sanguigno.
Ecocardiografia transtoracica per la valutazione della riserva coronarica
Grazie a tecnologie avanzate, oggi è possibile visualizzare l’arteria interventricolare anteriore (IVA), una delle arterie principali del cuore, usando l’ecocardiografia transtoracica.
Con il Doppler pulsato si misura la velocità del flusso sanguigno nell’IVA sia a riposo sia dopo aver somministrato farmaci che dilatano le arterie (come adenosina o dipiridamolo).
Il flusso coronarico ha due picchi: uno durante la contrazione del cuore (sistolico) e uno più alto durante il rilassamento (diastolico). La riserva coronarica si calcola come il rapporto tra la velocità del flusso diastolico dopo vasodilatazione e quella a riposo.
Limiti della metodica ecocardiografica
- La misura dipende dall’angolo con cui si posiziona la sonda ecografica rispetto al flusso sanguigno;
- Non distingue tra problemi nei piccoli vasi (microvascolare) o nei vasi più grandi (macrovascolare);
- Talvolta il flusso di un vaso vicino può essere confuso con quello dell’IVA;
- Se la misurazione viene fatta troppo vicino alla stenosi, può non essere precisa per la diagnosi.
Utilità clinica dell’ecocardiografia transtoracica
Nonostante i limiti, questa metodica è molto utile nella pratica quotidiana perché permette di:
- Monitorare nel tempo l’efficacia delle terapie;
- Valutare la prognosi dei pazienti con diverse malattie cardiache, come dopo angioplastica coronarica, nelle cardiomiopatie dilatative e nella sindrome X (una condizione di dolore toracico con arterie normali).
Per ottenere informazioni più complete, l’ecocardiografia della riserva coronarica va integrata con altri esami, come l’eco-stress e la valutazione della perfusione del cuore.
In conclusione
La riserva coronarica è un parametro importante per capire come il cuore risponde a situazioni di maggiore richiesta di ossigeno. L’ecocardiografia transtoracica è una tecnica non invasiva, semplice e utile per valutarla, aiutando i medici a seguire meglio i pazienti con problemi cardiaci e a scegliere le terapie più adatte.