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Articolo per pazienti Pubblicato: 12/04/2010 Lettura: ~3 min

I-PRESERVE: prevenire precocemente lo scompenso cardiaco con funzione diastolica conservata

Fonte
A cura di Claudio Ferri, Dipartimento di Medicina Interna e Sanità Pubblica, Università di L'Aquila

Aggiornato il 09/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 55 Sezione: 3

Introduzione

Questo testo spiega l'importanza di intervenire presto sulla funzione diastolica del cuore per prevenire la progressione dello scompenso cardiaco. Viene presentato uno studio importante che valuta l'efficacia di un farmaco, l'irbesartan, in pazienti con scompenso ma con funzione di pompa del cuore ancora conservata. L'obiettivo è migliorare la qualità della vita e la prognosi di questi pazienti.

Che cosa significa agire sulla funzione diastolica

La funzione diastolica riguarda la capacità del cuore di rilassarsi e riempirsi di sangue. Quando questa funzione è alterata, il cuore diventa rigido e non si riempie bene, causando uno scompenso cardiaco anche se la forza di contrazione (funzione sistolica) è ancora buona.

Ruolo dell’irbesartan e degli ACE-inibitori

Gli ACE-inibitori e i bloccanti del recettore AT1, come l’irbesartan, sono farmaci che proteggono i vasi sanguigni e migliorano la salute del cuore. Non si limitano a proteggere solo le arterie coronarie, ma anche i vasi periferici, renali e cerebrali.

  • Riduzione della perdita di proteine nelle urine, un segno di danno ai vasi e predittore di eventi cardiaci e cerebrali.
  • Effetti benefici sul metabolismo, che possono prevenire il diabete di tipo 2, riducendo così il rischio di ictus e malattie cardiache.
  • Possibile azione antiaritmica, cioè la capacità di prevenire alcune aritmie come la fibrillazione atriale, che aumenta il rischio di ictus.

Fibrillazione atriale e disfunzione diastolica

La fibrillazione atriale è un’aritmia comune soprattutto dopo i 60 anni e può essere favorita dalla disfunzione diastolica. Il cuore rigido fa fatica a riempirsi, causando un allargamento dell’atrio sinistro e aumentando il rischio di aritmie.

L’irbesartan sembra aiutare a ridurre le recidive di fibrillazione atriale, migliorando così la salute del cuore e prevenendo complicazioni.

Studi in corso: APROS-DIADYS e I-PRESERVE

Lo studio italiano APROS-DIADYS ha valutato la funzione diastolica in pazienti ipertesi e ha mostrato che molti hanno già alterazioni anche senza sintomi evidenti. Questo indica l’importanza di prevenire lo scompenso anche quando la funzione sistolica è normale.

Lo studio internazionale I-PRESERVE confronta l’irbesartan con un placebo in pazienti over 60 con scompenso ma funzione sistolica conservata. Gli obiettivi principali sono:

  • Verificare se l’irbesartan può prevenire eventi gravi come morte, ricoveri per scompenso, infarto o ictus.
  • Valutare miglioramenti nella qualità della vita e nei parametri di laboratorio legati alla funzione cardiaca.

Due sottostudi di I-PRESERVE si concentrano su:

  • La valutazione ecocardiografica della funzione diastolica e delle dimensioni dell’atrio sinistro.
  • La misurazione del pro-collagene di tipo III, un indicatore del processo di "indurimento" del tessuto cardiaco, per capire se l’irbesartan può rallentare questo fenomeno.

Perché è importante questo studio

Molti pazienti con scompenso hanno ancora una funzione di pompa del cuore normale, ma soffrono di problemi legati alla rigidità del cuore. Finora, non esistevano indicazioni chiare su come intervenire in questi casi.

I risultati di I-PRESERVE potranno fornire informazioni preziose per migliorare la cura e la prevenzione della malattia in questi pazienti, aiutandoli a vivere più a lungo e con una migliore qualità di vita.

In conclusione

Intervenire precocemente sulla funzione diastolica del cuore è fondamentale per prevenire la progressione dello scompenso cardiaco. L’irbesartan, un bloccante del recettore AT1, è al centro di studi importanti che ne valutano l’efficacia in pazienti con funzione di pompa conservata ma con segni di disfunzione diastolica. Questi studi potrebbero cambiare il modo di trattare una forma di scompenso molto comune e finora poco considerata, migliorando la vita di molti pazienti.

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