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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/07/2023 Lettura: ~4 min

Nuove linee guida per lo scompenso cardiaco: il ruolo dei beta-bloccanti

Fonte
McDonagh TA, Metra M, Adamo M, et al. 2021 ESC Guidelines for the diagnosis and treatment of acute and chronic heart failure. Eur Heart J 2021; 00: 1-128.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Gemma Salerno Aggiornato il 01/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 989 Sezione: 22

Introduzione

Le più recenti linee guida europee sullo scompenso cardiaco hanno aggiornato le raccomandazioni per il trattamento, soprattutto per i pazienti con una ridotta capacità del cuore di pompare il sangue. Tra i farmaci fondamentali per questa condizione ci sono i beta-bloccanti, che rimangono un punto chiave nella cura. In questo testo spieghiamo in modo semplice il loro ruolo e come vengono utilizzati.

Che cos'è lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta (HFrEF)

Lo scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore non riesce a pompare il sangue in modo efficace. Quando la frazione di eiezione (cioè la percentuale di sangue che il ventricolo sinistro riesce a espellere ad ogni battito) è pari o inferiore al 40%, si parla di HFrEF, cioè scompenso con frazione di eiezione ridotta.

Le novità nelle linee guida ESC 2021

Le linee guida della Società Europea di Cardiologia (ESC) del 2021 hanno proposto un nuovo modo di trattare questi pazienti, basato su quattro tipi principali di farmaci:

  • ACE inibitori o ARNI (farmaci che aiutano a rilassare i vasi sanguigni e migliorare la funzione cardiaca)
  • Beta-bloccanti (farmaci che rallentano il battito cardiaco e riducono il lavoro del cuore)
  • Antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi (MRA) (farmaci che aiutano a eliminare i liquidi in eccesso)
  • Inibitori di SGLT2 (dapagliflozin e empagliflozin, farmaci che aiutano anche i reni a eliminare il glucosio e migliorano la salute del cuore)

Questi quattro gruppi di farmaci sono considerati i pilastri fondamentali per il trattamento dello scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta.

Il ruolo specifico dei beta-bloccanti

I beta-bloccanti sono molto importanti nella cura dello scompenso cardiaco cronico. Sono stati dimostrati efficaci nel:

  • migliorare i sintomi
  • ridurre le ospedalizzazioni
  • favorire il rimodellamento positivo del cuore
  • aumentare la sopravvivenza

È consigliato iniziare la terapia con ACE inibitori e beta-bloccanti il prima possibile dopo la diagnosi, senza una sequenza obbligata tra i due farmaci.

I beta-bloccanti devono essere iniziati in pazienti stabili e senza eccesso di liquidi, partendo da dosi basse e aumentando gradualmente fino alla dose massima tollerata.

Nei pazienti ricoverati per scompenso acuto, i beta-bloccanti si iniziano con cautela solo quando il paziente è stabile.

Quali beta-bloccanti si usano e come

Quattro beta-bloccanti sono indicati per i pazienti con HFrEF:

  • Carvedilolo: non selettivo, con effetto vasodilatatore, preferito in pazienti con pressione alta o resistenze vascolari elevate.
  • Bisoprololo, Metoprololo, Nebivololo: selettivi per il recettore beta1, indicati in pazienti con problemi respiratori come broncopneumopatia cronica ostruttiva o asma lieve. Il nebivololo ha anche un effetto vasodilatatore.

La dose iniziale è la più bassa possibile e va mantenuta almeno due settimane prima di aumentarla. L’aumento deve essere graduale e controllato dal medico, per evitare effetti collaterali o peggioramenti.

Se si manifestano sintomi come peggioramento dello scompenso o ritenzione di liquidi, si può aumentare la dose dei diuretici o, in casi rari, ridurre temporaneamente la dose del beta-bloccante.

Se la terapia viene interrotta per più di due settimane, bisogna ricominciare dal dosaggio più basso e aumentare gradualmente.

Possibili difficoltà nell’uso dei beta-bloccanti

Alcuni problemi possono rendere difficile l’aumento della dose di beta-bloccanti:

  • Congestione periferica (ritenzione di liquidi nelle gambe o altre parti del corpo): in questi casi i beta-bloccanti non devono essere iniziati finché non si riducono i liquidi in eccesso con i diuretici.
  • Ipotensione asintomatica (pressione bassa senza sintomi): non è una controindicazione, ma bisogna controllare che non sia causata da un uso eccessivo di diuretici o vasodilatatori.
  • Bradicardia sintomatica (battito cardiaco troppo lento con sintomi come vertigini): in questi casi va valutata la terapia e la possibile interazione con altri farmaci. Se il paziente è asintomatico, la terapia non va sospesa.

Importanza della personalizzazione della terapia

La scelta del beta-bloccante può essere adattata in base alle caratteristiche del paziente e alle sue altre malattie. La conoscenza delle possibili interazioni tra farmaci è fondamentale per ottimizzare la terapia e migliorare i risultati.

In conclusione

Le linee guida più recenti confermano che i beta-bloccanti sono una parte essenziale del trattamento dello scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta. Vanno iniziati precocemente, a dosi basse e aumentati gradualmente, sempre sotto controllo medico. La loro corretta gestione aiuta a migliorare i sintomi, ridurre le ospedalizzazioni e aumentare la sopravvivenza, anche in presenza di altre malattie. È importante seguire attentamente le indicazioni del medico e non interrompere la terapia senza consulto.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Gemma Salerno

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