Che cos'è lo studio BLITZ
Lo studio BLITZ è stato condotto dall'ANMCO (Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri) per valutare i ritardi nel soccorso dei pazienti con infarto miocardico acuto (IMA) in Italia. È uno studio osservazionale e multicentrico, che ha coinvolto 296 unità di terapia intensiva cardiologica (UTIC) in tutto il paese. Sono stati seguiti 1.959 pazienti ricoverati entro 48 ore dall'inizio dei sintomi.
Dove e come si verifica l'infarto
- Nel 75% dei casi l'infarto si manifesta a casa.
- Solo il 13% si verifica sul lavoro o per strada.
- Il 53% dei pazienti usa mezzi privati (come l'auto) per arrivare in ospedale, mentre solo il 40% utilizza l'ambulanza.
- Il 34% si presenta direttamente al pronto soccorso, il 26% chiama il servizio di emergenza 118, il 20% si rivolge al medico di base e l'8% alla guardia medica.
- La maggior parte dei pazienti (82%) proviene da una distanza inferiore a 20 km dall'ospedale.
I tempi di accesso alle cure e i ritardi
Il tempo che passa dall'inizio dei sintomi all'arrivo in ospedale è fondamentale per la sopravvivenza. Ecco cosa è emerso:
- Solo il 25% dei pazienti arriva in ospedale entro un'ora dall'inizio dei sintomi.
- Il 48,6% arriva entro due ore.
- Il 76% arriva entro sei ore.
Rispetto a studi precedenti, la situazione è migliorata, ma permangono ritardi importanti.
Fattori che influenzano il ritardo nel soccorso
- Presentarsi direttamente al pronto soccorso aiuta a ridurre i tempi.
- Essere in strada, aver già avuto un infarto, avere il diabete o sentire un dolore intenso spinge a chiedere aiuto più rapidamente.
- La mancanza di ambulanza, la distanza superiore a 20 km dall'ospedale, l'inizio dei sintomi di notte e trovarsi da soli aumentano il ritardo.
Lo studio ha anche evidenziato un "ritardo decisionale", cioè il tempo che passa tra l'inizio dei sintomi e la richiesta di soccorso:
- Circa 30 minuti per chi arriva in ospedale entro due ore.
- 135 minuti per chi arriva tra due e sei ore.
- Fino a sette ore per chi arriva dopo sei ore.
Diagnosi e trattamento
- L'elettrocardiogramma (ECG), fondamentale per la diagnosi, viene fatto in media 40 minuti dopo l'arrivo in ospedale.
- Solo il 14% dei pazienti ha un ECG effettuato prima dell'ospedale.
- La trombolisi (una terapia per sciogliere il coagulo) è la più usata (50,4% dei casi).
- Il 14,6% dei pazienti ha ricevuto un'angioplastica primaria, un intervento per riaprire l'arteria bloccata.
- Più di un terzo dei pazienti (35%) non riceve alcuna terapia per riaprire l'arteria, spesso a causa del ritardo nel ricovero o per controindicazioni.
Risultati sulla mortalità
- La mortalità in ospedale è stata del 7,53% nei pazienti con un tipo specifico di infarto chiamato "sopraslivellamento del tratto ST".
- Tra i pazienti trattati con terapie riperfusive, la mortalità scende al 5,19%, mentre sale all'11,86% tra i non trattati.
- Nei pazienti con infarto senza sopraslivellamento ST, la mortalità media è del 5,2%, con 1,9% tra i trattati e 6,9% tra i non trattati.
- Nei pazienti con un blocco di branca sinistra (un problema specifico del cuore) la mortalità è stata più alta, al 18%.
- A 30 giorni dal ricovero, la mortalità rimane simile a quella in ospedale.
Possibili miglioramenti con le nuove tecnologie
Lo studio suggerisce che l'uso di tecnologie moderne, come la telecardiologia, potrebbe aiutare a ridurre i ritardi evitabili. Queste tecnologie permettono di trasmettere a distanza l'ECG e altre informazioni mediche, migliorando la diagnosi e il trattamento precoce.
- Dotare ambulanza e guardia medica di sistemi per inviare l'ECG in tempo reale a specialisti.
- Ricevere indicazioni immediate per la diagnosi e la terapia, anche durante il trasporto.
- Decidere rapidamente qual è l'ospedale più adatto per il singolo paziente, evitando perdite di tempo.
- Possibilità di iniziare trattamenti come la trombolisi già in ambulanza, sotto guida a distanza.
In conclusione
Lo studio BLITZ ha mostrato che, nonostante alcuni miglioramenti, esistono ancora ritardi importanti nel soccorso ai pazienti con infarto miocardico acuto. Questi ritardi possono influire negativamente sulla sopravvivenza. L'adozione di nuove tecnologie e una migliore organizzazione del soccorso possono aiutare a ridurre i tempi, migliorare la diagnosi precoce e aumentare le possibilità di cura efficace, salvando vite.