Che cosa sono le statine e come agiscono sul rischio cardiovascolare
Le statine sono farmaci che aiutano a ridurre il colesterolo nel sangue. Studi hanno dimostrato che le statine possono diminuire il rischio relativo di eventi cardiovascolari di circa il 30%, indipendentemente dal rischio iniziale della persona.
È importante distinguere tra rischio relativo e rischio assoluto:
- Rischio relativo: la percentuale di riduzione del rischio rispetto a prima del trattamento.
- Rischio assoluto: la reale probabilità che una persona abbia un evento cardiovascolare.
La riduzione del rischio assoluto dipende dal profilo di rischio individuale: più alto è il rischio iniziale, maggiore sarà il beneficio concreto del trattamento.
Importanza del profilo di rischio individuale
Il livello di colesterolo da raggiungere con il trattamento deve essere adattato al rischio personale di ogni paziente. Questo significa che:
- Chi ha un alto rischio cardiovascolare deve puntare a livelli di colesterolo LDL (il cosiddetto "colesterolo cattivo") più bassi.
- Chi ha un rischio basso può avere obiettivi meno stringenti.
Ad esempio, le linee guida indicano:
- Per pazienti con malattia coronarica o rischio superiore al 20% nei 10 anni: LDL 100 mg/dl.
- Per rischio tra il 10 e il 20%: LDL 130 mg/dl.
- Per rischio inferiore al 10%: LDL 160 mg/dl.
Studi e obiettivi terapeutici
Lo studio HPS ha mostrato che anche pazienti con LDL sotto i 100 mg/dl possono trarre beneficio dalle statine, soprattutto se ad alto rischio. Questo suggerisce che gli obiettivi di colesterolo potrebbero essere rivisti verso valori più bassi, anche per chi ha un rischio moderato.
Valutazione del rischio cardiovascolare e strumenti usati
Per calcolare il rischio cardiovascolare si usano delle "carte del rischio", che stimano la probabilità di eventi nel tempo. In Italia, il Ministero della Salute suggerisce l'uso dell'algoritmo di Framingham, ma questo tende a sovrastimare il rischio nelle popolazioni mediterranee come la nostra.
Per questo motivo sono stati sviluppati strumenti basati su dati italiani, come la carta del rischio dell'Istituto Superiore di Sanità, che è più aderente alla realtà nazionale.
Un altro strumento europeo è il progetto SCORE, che valuta il rischio di mortalità per eventi cardiovascolari totali, ma ha alcune limitazioni, come non considerare il colesterolo HDL (il "colesterolo buono") e non avere carte specifiche per i diabetici.
Confronto tra strumenti e impatto sulle decisioni
Confrontando l'algoritmo di Framingham con quello italiano, si nota che Framingham tende a indicare un rischio più alto, portando a trattare più persone. Usare strumenti nazionali aiuta a identificare meglio chi ha bisogno di trattamento.
Adottare un livello di intervento basato su un rischio del 8-10% nei 10 anni successivi, invece del 20% usato spesso, permetterebbe di trattare più persone che possono beneficiare delle statine senza aumentare i costi complessivi.
Implicazioni per la salute pubblica
- Con un cut-off di rischio più basso, circa 3 milioni di italiani potrebbero essere trattati con statine.
- Questo migliorerebbe la prevenzione degli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari.
- La riduzione degli eventi porterebbe anche a una diminuzione delle spese sanitarie legate a queste malattie.
In conclusione
La valutazione del rischio cardiovascolare deve essere personalizzata, utilizzando strumenti adatti alla popolazione italiana. Le statine sono efficaci nel ridurre il rischio, soprattutto in chi ha un rischio moderato o alto. Adeguare gli obiettivi terapeutici e i criteri di trattamento può migliorare la prevenzione e la salute della popolazione, ottimizzando l'uso delle risorse disponibili.