Che cosa sono i calcioantagonisti e il loro ruolo nello scompenso cardiaco
I calcioantagonisti sono farmaci che agiscono rilassando i vasi sanguigni e migliorando il flusso del sangue. Questo può aiutare il cuore a lavorare meglio riducendo il carico che deve sopportare. Tuttavia, le linee guida internazionali sconsigliano il loro uso nella forma di scompenso cardiaco in cui il cuore ha difficoltà a contrarsi (disfunzione sistolica). Sono invece considerati potenzialmente utili nella forma in cui il cuore fatica a rilassarsi (disfunzione diastolica).
Perché il loro uso è ancora frequente
Nonostante le raccomandazioni, i calcioantagonisti sono ancora usati in circa il 20% dei pazienti con scompenso cardiaco in Italia, a volte più di altri farmaci raccomandati come i beta-bloccanti. Questo perché possono aiutare a controllare condizioni associate come l'ipertensione (pressione alta) e l'angina (dolore al petto).
Effetti positivi dei calcioantagonisti nello scompenso cardiaco
- Riduzione del carico sul cuore: abbassano la pressione e la resistenza nei vasi sanguigni, facilitando il lavoro del cuore.
- Miglioramento del flusso coronarico: aiutano a portare più sangue al muscolo cardiaco, importante soprattutto se ci sono problemi alle arterie coronarie.
- Favoriscono il rilassamento del cuore: possono migliorare la funzione diastolica, cioè la capacità del cuore di rilassarsi e riempirsi di sangue.
- Protezione cellulare: in studi sperimentali, mostrano effetti che possono rallentare il danno alle cellule del cuore.
Possibili effetti negativi
- Riduzione della forza di contrazione: alcuni calcioantagonisti possono indebolire il battito cardiaco.
- Attivazione del sistema nervoso simpatico: può causare aumento della frequenza cardiaca o altri effetti indesiderati.
- Ritenzione di liquidi: può peggiorare i sintomi dello scompenso.
Studi clinici e risultati
Numerosi studi hanno valutato l'uso dei calcioantagonisti associati agli ACE-inibitori (farmaci che aiutano a proteggere il cuore) nello scompenso cardiaco:
- Diltiazem: ha migliorato la qualità della vita e la tolleranza allo sforzo in alcuni pazienti, senza però ridurre la mortalità.
- Felodipina: ha ridotto la pressione arteriosa e mostrato un iniziale miglioramento della funzione cardiaca, ma senza effetti significativi sulla mortalità o ospedalizzazioni.
- Mibefradil: non ha modificato la mortalità generale e ha mostrato rischi in pazienti con altri farmaci che allungano il QT (un parametro cardiaco).
- Amlodipina: nei pazienti con scompenso non causato da problemi alle coronarie, ha ridotto mortalità e ospedalizzazioni; nei pazienti con problemi coronarici ha migliorato alcuni sintomi ma senza modificare la mortalità complessiva.
Ruolo attuale dei calcioantagonisti nello scompenso cardiaco
I calcioantagonisti non sono efficaci per ridurre la mortalità se usati al posto degli ACE-inibitori. Tuttavia, sono considerati sicuri se usati insieme agli ACE-inibitori, specialmente in pazienti che hanno ipertensione o angina resistente ad altri trattamenti.
In particolare, i beta-bloccanti sono la prima scelta, ma i calcioantagonisti possono essere utili quando i beta-bloccanti non sono tollerati o controindicati.
Alcuni dati suggeriscono che dosi più basse di calcioantagonisti possono migliorare la qualità della vita e la capacità di esercizio, mentre dosi più alte potrebbero causare effetti collaterali come la ritenzione di liquidi.
Uso nella disfunzione diastolica
L'uso dei calcioantagonisti nella disfunzione diastolica (quando il cuore fatica a rilassarsi) è meno chiaro. Alcune linee guida li raccomandano, soprattutto in casi di ipertrofia cardiaca (ingrossamento del cuore) o ipertensione, grazie alla loro capacità di migliorare il rilassamento del cuore.
Tuttavia, mancano studi solidi che confermino benefici importanti in questa condizione, soprattutto nei pazienti anziani o con altre malattie associate.
In conclusione
I calcioantagonisti non sostituiscono i farmaci principali per lo scompenso cardiaco, come gli ACE-inibitori, ma possono essere usati in aggiunta per trattare condizioni specifiche come l'ipertensione e l'angina, soprattutto quando altri farmaci non sono adatti.
Sono considerati sicuri se associati agli ACE-inibitori, anche in pazienti con forme più gravi di scompenso.
Il loro ruolo nella disfunzione diastolica è ancora poco definito e richiede ulteriori ricerche.