Il caso della paziente
Una donna di 53 anni, da poco in menopausa, si presenta dal medico per un aumento della pressione arteriosa. Lavora come impiegata, è sposata e ha due figli. Fino a poco tempo fa era in buona salute, ma negli ultimi due anni ha preso 10 kg e soffre da tempo di mal di testa.
Il medico rileva una pressione alta (160/100 mmHg) e consiglia una dieta povera di sale e grassi, insieme a una riduzione del peso. Viene prescritta una visita cardiologica e iniziata una terapia con un farmaco chiamato Calcio-antagonista diidropiridinico (Amlodipina 5 mg al giorno).
Visita cardiologica e controlli
Alla visita cardiologica, dopo circa una settimana di terapia, la pressione è ancora alta ma la paziente riferisce un miglioramento, soprattutto per il mal di testa. Il battito cardiaco è regolare a 78 battiti al minuto e non ci sono segni di problemi al cuore.
Vengono prescritti esami del sangue per controllare la funzione renale, il colesterolo, la tiroide e la presenza di proteine nelle urine, e inoltre un ecocardiogramma (un'ecografia del cuore) e un'ecografia dei vasi del collo (TSA) per verificare eventuali problemi vascolari.
Gli esami mostrano:
- Colesterolo totale leggermente alto (214 mg/dL) ma con buoni valori di colesterolo "buono" (HDL 57 mg/dL).
- Assenza di proteine nelle urine, funzione renale e tiroidea normali.
- Nessuna anomalia nei vasi del collo.
- Ecocardiogramma senza alterazioni significative.
La pressione si stabilizza intorno a 145/90 mmHg e la paziente si sente meglio, senza più mal di testa, ma riferisce episodi sporadici di cardiopalmo, cioè la sensazione di battito cardiaco accelerato o irregolare.
Come procedere con il trattamento?
Non aumentare subito la dose di Amlodipina
Il cardiopalmo non è causato da una pressione ancora troppo alta, ma probabilmente da una reazione del cuore al farmaco. Infatti, la paziente non aveva questa sensazione quando la pressione era più alta. Quindi aumentare la dose potrebbe peggiorare il problema.
Aggiungere un secondo farmaco
La scelta migliore è aggiungere un secondo farmaco per controllare meglio la pressione e la frequenza cardiaca. Infatti, la frequenza del battito è aumentata di circa 10 battiti al minuto e la paziente avverte accelerazioni del battito anche con sforzi lievi.
Si inizia quindi una terapia con un beta-bloccante e si prescrive un controllo con un ECG Holter, un esame che registra il battito cardiaco per 24 ore.
Quale beta-bloccante scegliere?
- Beta 1 selettivo (es. Bisoprololo): è la scelta migliore in questo caso. Agisce principalmente sul cuore, riducendo la frequenza cardiaca. È efficace nel controllo della pressione, facile da dosare e si prende una volta al giorno, facilitando l'assunzione regolare del farmaco. Dopo circa 40 giorni di terapia, l'Holter non ha mostrato problemi e la frequenza cardiaca media è scesa a 63 bpm. La paziente non avverte più cardiopalmo e la pressione è stabilmente sotto 130/80 mmHg.
- Beta-bloccante con proprietà vasodilatatrici (es. Carvedilolo): può essere usato, ma in questo caso è meno indicato perché agisce meno sulla frequenza cardiaca e richiede due somministrazioni al giorno, che possono essere meno comode per una paziente giovane. Inoltre, la pressione era già quasi a target, quindi è preferibile un farmaco che riduca maggiormente la frequenza cardiaca.
In conclusione
In questo caso di ipertensione non complicata, è importante monitorare la pressione e la frequenza cardiaca. L'uso combinato di un calcio-antagonista e di un beta-bloccante selettivo ha permesso di migliorare i sintomi e raggiungere valori di pressione più sicuri, riducendo anche la sensazione di battito accelerato. Ogni farmaco ha un ruolo specifico e la scelta deve essere personalizzata in base ai sintomi e alle esigenze della paziente.