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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/06/2010 Lettura: ~3 min

Obesità viscerale, infiammazione nascosta e aumento del rischio cardiovascolare

Fonte
Congresso SID 2010

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Davide Grassi Aggiornato il 09/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

L'obesità viscerale, cioè il grasso accumulato intorno agli organi interni, può causare un'infiammazione silenziosa nel corpo. Questo stato infiammatorio aumenta il rischio di problemi al cuore e ai vasi sanguigni. Scopriamo insieme cosa significa e quali sono le evidenze scientifiche più importanti.

Che cos'è l'obesità viscerale e perché è importante

L'obesità viscerale riguarda il grasso che si accumula nella parte interna dell'addome, intorno agli organi. Questo tipo di grasso non è solo una riserva di energia, ma funziona quasi come un organo che può influenzare negativamente il nostro corpo.

Il legame con l'infiammazione e il rischio cardiovascolare

Il grasso viscerale può causare uno stato infiammatorio subclinico, cioè un'infiammazione lieve e continua che non si nota con i sintomi comuni, ma che può danneggiare il cuore e i vasi sanguigni.

Questa infiammazione contribuisce a:

  • alterare i grassi nel sangue (dislipidemia);
  • modificare la pressione arteriosa;
  • cambiare la fluidità del sangue;
  • favorire l'insorgere di malattie cardiovascolari.

Importanza del rapporto vita/fianchi

Uno studio chiamato INTERHEART ha mostrato che il rischio cardiovascolare aumenta quando il rapporto tra la circonferenza della vita e quella dei fianchi cresce, anche in persone con un indice di massa corporea (BMI) normale.

Questo significa che non conta solo quanto grasso si ha, ma soprattutto dove è posizionato e come funziona.

Infiammazione e mediatori coinvolti

Un altro studio ha evidenziato che l'interleuchina 6, una sostanza prodotta dal corpo, stimola il fegato a produrre la proteina C-reattiva, un indicatore di infiammazione. Insieme aumentano anche altre molecole che promuovono l'infiammazione e possono danneggiare i vasi sanguigni, specialmente in persone con un BMI alterato.

Lo studio JUPITER e il ruolo della rosuvastatina

Lo studio JUPITER ha valutato l'effetto di un farmaco chiamato rosuvastatina in persone con un BMI di circa 28,3 (sovrappeso) e con sindrome metabolica, ma senza diabete e con valori di grassi nel sangue non troppo alterati.

I risultati sono stati molto importanti:

  • la rosuvastatina ha ridotto del 44% il rischio relativo di eventi cardiovascolari gravi come infarto, ictus, angina instabile, rivascolarizzazione e morte;
  • la riduzione del rischio assoluto è stata del 3%;
  • per ogni 25 persone trattate per 5 anni, si è evitato un evento cardiovascolare.

Il beneficio è stato così evidente che lo studio è stato interrotto prima del previsto.

Questo successo è legato alla capacità del farmaco di abbassare sia la proteina C-reattiva che il colesterolo LDL, riducendo così l'infiammazione e il rischio cardiovascolare.

Ulteriori effetti della rosuvastatina

Un'ipotesi interessante riguarda anche la capacità della rosuvastatina di ridurre il rischio di trombosi venosa profonda (TVP), una condizione in cui si formano coaguli di sangue nelle vene profonde. Lo studio JUPITER ha mostrato una riduzione del 43% di questa complicanza.

In conclusione

L'obesità viscerale è un importante fattore di rischio per il cuore perché crea un'infiammazione silenziosa che danneggia i vasi sanguigni. Misurare il rapporto vita/fianchi aiuta a capire meglio questo rischio. Farmaci come la rosuvastatina possono ridurre sia l'infiammazione che il colesterolo, diminuendo così il pericolo di eventi cardiovascolari e di coaguli nel sangue.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Davide Grassi

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