Che cos'è il blocco d’uscita?
Il blocco d’uscita si verifica quando un impulso elettrico generato da un pacemaker non riesce a far contrarre il muscolo del cuore, anche se arriva in un momento in cui il cuore dovrebbe essere pronto a riceverlo. Questo succede perché l'impulso arriva fuori dal cosiddetto periodo refrattario, cioè il momento in cui il cuore è temporaneamente insensibile a nuovi stimoli.
Cosa si osserva nell'ECG?
Nell'elettrocardiogramma (ECG) di questo caso, si vedono molti piccoli segnali chiamati spike atriali. Questi spike rappresentano gli impulsi del pacemaker destinati all'atrio, una delle camere del cuore. Tuttavia, quasi tutti questi impulsi non sono seguiti dalla normale risposta elettrica del cuore, cioè non causano la depolarizzazione miocardica (l'attivazione elettrica che fa contrarre il muscolo cardiaco).
Solo i primi due impulsi producono una risposta normale, mentre gli altri sono inefficaci. Questo potrebbe indicare un blocco d’uscita, ma per confermarlo bisogna verificare che questi impulsi arrivino dopo il periodo refrattario dell'atrio.
Come si valuta il blocco d’uscita?
Per capire se si tratta di blocco d’uscita, si misura l'intervallo di tempo tra uno spike inefficace e l'onda P precedente (l'onda P rappresenta l'attività elettrica dell'atrio). Nell'ECG presentato, questo intervallo è quasi sempre uguale.
La domanda è: quanto dura questo intervallo?
- meno di 100 millisecondi
- fra 100 e 200 millisecondi
- fra 200 e 300 millisecondi
- fra 300 e 400 millisecondi
- oltre 400 millisecondi
In conclusione
Il blocco d’uscita è una situazione in cui gli impulsi del pacemaker non riescono a far contrarre il cuore perché arrivano in un momento in cui il cuore non è ancora pronto. Osservando l’ECG, si notano molti impulsi inefficaci e misurando il tempo tra questi impulsi e l’attività cardiaca precedente si può capire se si tratta di blocco d’uscita.