Che cosa è stato studiato
Un gruppo di 45 uomini con malattia delle arterie coronarie, che erano già in cura con beta-bloccanti (atenololo, bisoprololo o metoprololo), è stato sottoposto a un test per valutare il flusso di sangue nel cuore durante la somministrazione di adenosina.
Lo studio ha usato un metodo chiamato cross-over randomizzato, che significa che ogni paziente ha fatto il test in diverse condizioni: mentre prendeva il farmaco, dopo averlo sospeso e dopo aver cambiato tipo di beta-bloccante.
Cosa è stato misurato
- La frequenza cardiaca a riposo e la sua risposta all’adenosina.
- La perfusione coronarica, cioè quanto sangue arriva al cuore, valutata sia in modo quantitativo (numerico) che qualitativo (visivo).
Risultati principali
- I beta-bloccanti hanno ridotto la frequenza cardiaca sia a riposo che durante il test con adenosina, con una diminuzione significativa.
- La quantità di area del cuore con ridotto flusso di sangue causato dall’adenosina era minore nei pazienti che assumevano beta-bloccanti, indicando un effetto protettivo.
- Questo significa che i beta-bloccanti aiutano a migliorare la perfusione del cuore durante situazioni che normalmente ridurrebbero il flusso di sangue.
- Tuttavia, il fatto che i beta-bloccanti modifichino la risposta all’adenosina può rendere meno efficace l’uso di alcuni test di imaging per diagnosticare problemi al cuore in questi pazienti.
In conclusione
I beta-bloccanti beta 1 selettivi possono migliorare il flusso di sangue nel cuore in persone con malattia coronarica, proteggendo il cuore da riduzioni temporanee del flusso. Tuttavia, chi fa esami con adenosina deve considerare che questi farmaci possono influenzare i risultati dei test diagnostici.