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Articolo per pazienti Pubblicato: 11/08/2010 Lettura: ~3 min

Comprendere l’allungamento apparente dell’intervallo P-R e i battiti di scappamento

Fonte
Caso clinico pubblicato nel 2006, discussione su ECG e battiti di scappamento con riferimento a Leo Schamroth e analisi dettagliata degli intervalli P-R e P to R.

Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 996 Sezione: 20

Introduzione

In questo testo spieghiamo un fenomeno particolare che può apparire in un elettrocardiogramma (ECG). Si tratta di un allungamento che sembra interessare l’intervallo P-R, ma in realtà è un’illusione dovuta a battiti di scappamento, cioè battiti che nascono al di fuori del normale ritmo del cuore. Cercheremo di chiarire cosa succede e perché questo può trarre in inganno.

Che cosa significa l’allungamento dell’intervallo P-R?

L’intervallo P-R è il tempo che passa tra la contrazione degli atri (le camere superiori del cuore) e quella dei ventricoli (le camere inferiori). Normalmente questo intervallo indica quanto tempo impiega l’impulso elettrico a passare dal nodo senoatriale (il pacemaker naturale) ai ventricoli.

In questo caso, però, l’apparente allungamento dell’intervallo P-R dopo un blocco non è reale. Non si tratta di un rallentamento della conduzione, ma di due onde P (che indicano l’attività degli atri) che non conducono l’impulso ai ventricoli. Dopo la seconda onda P, compare un battito di scappamento.

Cosa sono i battiti di scappamento?

I battiti di scappamento sono battiti che si generano in modo indipendente dal ritmo normale del cuore. In questo caso, questi battiti hanno la stessa forma di quelli normali, ma non sono collegati all’impulso proveniente dagli atri.

Per questo motivo, non ha senso parlare di un vero intervallo P-R per questi battiti, perché non c’è una relazione di causa-effetto tra l’onda P e il battito ventricolare.

Una differenza importante

Il cardiologo Leo Schamroth suggeriva di chiamare questo intervallo "P to R interval", cioè intervallo dalla P alla R, per sottolineare che non si tratta di un vero intervallo di conduzione.

Come si riconosce questa situazione nell’ECG?

In una striscia di ECG si possono vedere due pause, entrambe terminate da battiti di scappamento. Questi battiti sono preceduti da onde P sinusali, ma l’intervallo tra la P e la R è più breve rispetto a quello normale del ritmo sinusale condotto.

Ad esempio:

  • In un battito l’intervallo P-R è molto breve (0,06 secondi), troppo breve per essere una conduzione normale.
  • In un altro battito l’intervallo è più lungo (0,15 secondi) e potrebbe sembrare compatibile con la conduzione, ma in realtà è parte di questo fenomeno.

Questa situazione può far sembrare che ci sia un blocco di tipo Wenckebach, un particolare tipo di blocco atrioventricolare, ma in realtà è un’illusione causata dai battiti di scappamento.

Variabilità degli intervalli di scappamento

Gli intervalli tra i battiti di scappamento possono variare leggermente, come mostrato nelle diverse strisce di ECG del paziente.

In alcune situazioni, anche i battiti che sembrano condotti dopo le pause potrebbero essere battiti di scappamento che per caso si presentano con un intervallo P-R simile a quello normale, creando confusione nella diagnosi.

Dove si trova il segnapassi di scappamento?

Dato che i battiti di scappamento hanno la stessa forma dei battiti sinusali, la domanda importante è: dove si origina questo segnapassi alternativo?

Le possibili sedi includono:

  • il nodo atrioventricolare (nodo A-V)
  • il fascio di His
  • le branche destra o sinistra del sistema di conduzione
  • i fascicoli anteriore o posteriore
  • il miocardio comune, cioè il tessuto muscolare del cuore al di fuori del sistema di conduzione

In conclusione

Questa situazione mostra come un allungamento apparente dell’intervallo P-R possa essere in realtà un’illusione dovuta alla presenza di battiti di scappamento che non dipendono dal normale ritmo del cuore. Riconoscere questa differenza è importante per interpretare correttamente l’ECG e capire la reale origine dei battiti ventricolari.

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