Che cosa è stato studiato
Lo studio MASS II ha confrontato tre approcci per trattare la malattia coronarica multivasale in pazienti con angina stabile (dolore al petto) e buona funzione del cuore:
- Chirurgia di bypass coronarico (CABG): un intervento chirurgico che crea nuovi percorsi per il sangue attorno alle arterie ostruite.
- Interventi con angioplastica coronarica (PCI): una procedura meno invasiva che utilizza un palloncino per aprire le arterie strette.
- Terapia medica (MT): trattamento con farmaci senza interventi invasivi.
Come è stato condotto lo studio
Sono stati inclusi 611 pazienti, divisi in modo casuale in tre gruppi:
- 203 con chirurgia CABG
- 205 con angioplastica PCI
- 203 con sola terapia medica MT
Lo studio ha valutato i risultati principali dopo 10 anni, come la sopravvivenza, la comparsa di infarto (IMA-Q), la necessità di nuovi interventi e la presenza di sintomi di angina.
Risultati principali
- Sopravvivenza a 10 anni: simile tra CABG (74,9%) e PCI (75,1%), leggermente più bassa con terapia medica (69%).
- Infarto (IMA-Q) nei 10 anni: meno frequente nel gruppo CABG (10,3%) rispetto a PCI (13,3%) e terapia medica (20,7%).
- Nuove rivascolarizzazioni (nuovi interventi): molto meno frequenti dopo CABG (7,4%) rispetto a PCI (41,9%) e terapia medica (39,4%).
- Libertà dai sintomi di angina: migliore nel gruppo CABG (64%) rispetto a PCI (59%) e terapia medica (43%).
Cosa significano questi risultati
La terapia medica da sola è risultata la meno efficace, con più infarti, più necessità di nuovi interventi, più sintomi e un rischio più alto di eventi gravi.
L’angioplastica (PCI) ha mostrato un rischio maggiore di nuovi interventi e infarti rispetto alla chirurgia, ma con una sopravvivenza simile.
La chirurgia di bypass (CABG) ha offerto il miglior risultato complessivo, con meno eventi gravi, meno nuovi interventi e migliore controllo dei sintomi.
In conclusione
Per i pazienti con malattia coronarica che coinvolge più arterie e con sintomi stabili, la chirurgia di bypass coronarico sembra offrire i migliori risultati a lungo termine rispetto all’angioplastica o alla sola terapia medica. Questo significa meno rischi di infarto, meno necessità di ulteriori interventi e una migliore qualità della vita grazie a una minore presenza di dolore al petto.