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Articolo per pazienti Pubblicato: 07/10/2010 Lettura: ~2 min

Quando si rompe lo stent: cosa sapere

Fonte
Am J Cardiol 2010;106:1075-1080.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Leonardo Fontanesi Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Lo stent è un piccolo tubicino usato per mantenere aperte le arterie dopo un intervento cardiaco. A volte, può succedere che lo stent si rompa, un evento raro ma importante da conoscere. Qui spieghiamo cosa significa, quanto succede e quali sono le conseguenze, in modo semplice e chiaro.

Che cos'è la rottura dello stent?

Lo stent è un dispositivo medico inserito nelle arterie per aiutare il flusso del sangue. La rottura dello stent significa che questo tubicino si danneggia o si spezza dopo essere stato posizionato.

Quanto è comune la rottura dello stent?

Uno studio che ha analizzato diversi lavori scientifici ha trovato che la rottura dello stent avviene in circa il 4% dei pazienti, anche se i dati variano tra meno dell'1% e fino al 16%.

Dove si verifica più spesso la rottura?

  • Circa il 56% delle rotture riguarda l'arteria coronaria destra.
  • Il 30% interessa la discendente anteriore.
  • Il 10% coinvolge il ramo circonflesso.
  • Molto raramente colpisce il tronco comune o i bypass venosi.

Quali stent si rompono più frequentemente?

Quasi tutti i casi di rottura riguardano stent che rilasciano farmaci, in particolare quelli con Sirolimus, un medicinale che aiuta a prevenire il restringimento dell'arteria.

Quali fattori aumentano il rischio di rottura?

  • Stent sovrapposti (cioè più stent messi uno sopra l'altro): il rischio di rottura è molto più alto, quasi l'88% in questi casi.
  • Stent più lunghi: la lunghezza media degli stent rotti è maggiore rispetto a quelli integri.

Quali sono le conseguenze della rottura dello stent?

La rottura può portare a problemi come:

  • Restenosi intrastent (ISR): è il restringimento dell'arteria dentro lo stent, che si verifica nel 38% dei casi con rottura, contro l'8% senza rottura.
  • Rivascolarizzazione della lesione target (TLR): cioè la necessità di un nuovo intervento sull'arteria trattata, che accade nel 17% dei casi con rottura, rispetto al 5.6% senza.

Inoltre, i pazienti con ISR o TLR hanno una probabilità maggiore di avere danni allo stent.

Che cosa significa per i pazienti?

Chi ha una rottura dello stent o problemi come ISR e TLR potrebbe aver bisogno di controlli più frequenti. Tuttavia, al momento non ci sono indicazioni precise su come e quanto spesso fare questi controlli.

In conclusione

La rottura dello stent è un evento raro ma importante, soprattutto nei casi di stent lunghi o sovrapposti e in quelli che rilasciano farmaci. Può causare un restringimento dell'arteria o la necessità di un nuovo intervento. È utile che i pazienti con questi fattori siano seguiti con attenzione, anche se non esistono ancora linee guida chiare su come farlo.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Leonardo Fontanesi

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