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Articolo per pazienti Pubblicato: 13/10/2010 Lettura: ~2 min

Qual è l'incidenza di aritmie dopo un infarto?

Fonte
Circulation. 2010;121:1258-1264.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dottoressa Annachiara Aldrovandi Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Dopo un infarto del cuore, è importante conoscere quanto spesso si possono verificare problemi del ritmo cardiaco, chiamati aritmie. Questi disturbi possono variare e influenzare la salute in modi diversi. Qui spieghiamo in modo semplice i risultati di uno studio che ha analizzato queste situazioni in pazienti con infarto recente.

Che cosa significa aritmie nel post-infarto

Le aritmie sono alterazioni del ritmo del cuore, che possono essere più veloci, più lente o irregolari rispetto al normale. Dopo un infarto miocardico (un danno al muscolo del cuore causato da un blocco del flusso sanguigno), alcune persone possono sviluppare diversi tipi di aritmie.

Lo studio CARISMA

Uno studio chiamato CARISMA ha esaminato pazienti con infarto recente e una funzione cardiaca ridotta, cioè con una frazione di eiezione (una misura di quanto bene il cuore pompa il sangue) bassa.

Risultati principali sulle aritmie

  • La fibrillazione atriale, un tipo di ritmo irregolare e rapido, è stata osservata nel 28% dei pazienti.
  • Le tachicardie ventricolari (TV), cioè battiti molto veloci originati dalle camere inferiori del cuore, non sostenute (cioè brevi) si sono viste nel 13% dei casi.
  • Le TV sostenute (più lunghe) e la fibrillazione ventricolare (un ritmo molto pericoloso) sono state entrambe presenti nel 3% dei pazienti.
  • Le bradiaritmie, cioè ritmi cardiaci più lenti del normale, sono state frequenti. In particolare:
    • Blocco atrioventricolare (AV) di alto grado nel 10% dei pazienti, che significa un rallentamento o interruzione della trasmissione del segnale elettrico tra le parti superiori e inferiori del cuore.
    • Arresto sinusale nel 5%, ovvero pause temporanee nel battito cardiaco.
    • Bradicardia sinusale nel 7%, cioè un battito lento ma regolare.

Esito e rischi associati

Durante il periodo di osservazione, il 12% dei pazienti è deceduto. Di questi, la maggior parte è morta per cause cardiache, tra cui:

  • 13 per morte aritmica (cioè causata da problemi del ritmo cardiaco).
  • 10 per scompenso cardiaco avanzato (quando il cuore non riesce più a pompare bene).
  • 4 per un nuovo infarto.

Lo studio ha evidenziato che la presenza di un blocco AV di alto grado è associata a un rischio molto più alto di morte cardiaca rispetto ad altre aritmie come le tachicardie ventricolari sostenute.

In conclusione

Dopo un infarto, le aritmie sono abbastanza comuni e possono essere di diversi tipi, sia ritmi troppo veloci sia troppo lenti. Alcune aritmie, in particolare il blocco AV di alto grado, sono collegate a un rischio maggiore di complicazioni gravi. Questi dati aiutano i medici a capire meglio quali pazienti necessitano di un monitoraggio più attento.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dottoressa Annachiara Aldrovandi

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