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Articolo per pazienti Pubblicato: 16/11/2010 Lettura: ~3 min

Forame ovale pervio: quando chiuderlo non serve

Fonte
American Heart Association Congress 2010, Chicago.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Abstract

Se hai avuto un ictus o un TIA e il tuo medico ha scoperto che hai un forame ovale pervio, potresti chiederti se sia meglio chiuderlo con un intervento. Un importante studio chiamato CLOSURE I ha dato una risposta chiara: nella maggior parte dei casi, i farmaci funzionano bene quanto l'intervento. Ecco cosa devi sapere per parlarne con il tuo cardiologo.

Cos'è il forame ovale pervio

Il forame ovale pervio (PFO) è un piccolo foro tra le due camere superiori del cuore. Durante la vita nel grembo materno, questo foro è normale e necessario. Dopo la nascita dovrebbe chiudersi da solo, ma in circa 1 persona su 4 rimane aperto per tutta la vita.

Nella maggior parte dei casi, il PFO non causa problemi. Tuttavia, in alcune situazioni può permettere a piccoli coaguli di sangue di passare dal lato destro al lato sinistro del cuore, raggiungendo il cervello e causando un ictus o un TIA (attacco ischemico transitorio), cioè un "mini-ictus" che si risolve rapidamente.

💡 Come si scopre il forame ovale pervio

Il PFO viene spesso scoperto durante gli esami dopo un ictus o TIA. Il tuo cardiologo può diagnosticarlo con:

  • Ecocardiogramma (ecografia del cuore)
  • Ecocardiogramma transesofageo (una sonda viene inserita nell'esofago per vedere meglio il cuore)
  • Test con microbolle (vengono iniettate piccole bolle per vedere se passano attraverso il foro)

Lo studio CLOSURE I: farmaci contro intervento

Lo studio CLOSURE I ha coinvolto 909 pazienti che avevano già avuto un ictus o TIA e avevano un forame ovale pervio. I ricercatori volevano capire se fosse meglio:

  • Chiudere il foro con una procedura chiamata chiusura transcatetere (un piccolo "ombrellino" viene inserito attraverso un catetere per tappare il foro)
  • Usare solo farmaci come aspirina o warfarin (anticoagulanti che rendono il sangue più fluido)

I pazienti sono stati seguiti per circa 5 anni per vedere chi stava meglio.

I risultati: nessuna differenza significativa

I risultati dello studio sono stati chiari: non c'è stata differenza nel numero di nuovi ictus, TIA o morti tra chi aveva chiuso il PFO e chi prendeva solo farmaci.

Questo significa che, almeno per i pazienti studiati, la terapia medica (cioè i farmaci) è efficace quanto l'intervento di chiusura del forame.

⚠️ Quando consultare il tuo medico

Se hai avuto un ictus o TIA e hai un forame ovale pervio, è importante che tu discuta con il tuo cardiologo:

  • Quale terapia è più adatta al tuo caso specifico
  • I pro e i contro di ogni opzione
  • Come assumere correttamente i farmaci anticoagulanti
  • Quali sintomi non ignorare mai

Cosa significa per te

Se ti trovi in questa situazione, sappi che:

  • La terapia medica con farmaci anticoagulanti o antiaggreganti è spesso la prima scelta
  • L'intervento di chiusura non è automaticamente migliore dei farmaci
  • La decisione dipende sempre dal tuo caso specifico e dalla valutazione del tuo medico
  • Entrambe le opzioni hanno dimostrato di essere sicure ed efficaci
  • "Nel mio caso specifico, qual è il rischio di un nuovo ictus?"
  • "Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dei farmaci rispetto all'intervento?"
  • "Come devo assumere i farmaci anticoagulanti?"
  • "Ci sono attività che devo evitare?"
  • "Ogni quanto devo fare i controlli?"

In sintesi

Lo studio CLOSURE I ha dimostrato che chiudere il forame ovale pervio non è più efficace dei farmaci nel prevenire nuovi ictus o TIA. Questo significa che la terapia medica rimane una scelta valida e spesso preferibile. La decisione finale deve sempre essere presa insieme al tuo cardiologo, considerando la tua situazione specifica e i tuoi fattori di rischio.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi
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