CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 22/11/2010 Lettura: ~3 min

La storia dei tiazolidinedioni: dal troglitazone al ritiro del rosiglitazone

Fonte
Giuseppe Derosa, Pamela Maffioli, Dipartimento di Medicina Interna, Clinica Medica II, Ambulatorio di Diabetologia e Malattie Metaboliche, Fondazione IRCCS Policlinico S. Matteo Università di Pavia

Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1008 Sezione: 5

Introduzione

Negli ultimi decenni, una nuova classe di farmaci per il diabete, chiamata tiazolidinedioni, ha suscitato molte discussioni e cambiamenti nel trattamento del diabete di tipo 2. Questi farmaci hanno caratteristiche uniche e particolari effetti sul corpo, ma anche alcuni rischi importanti. In questo testo spiegheremo in modo semplice la loro storia, come funzionano e cosa è successo con il loro uso nel tempo.

Che cosa sono i tiazolidinedioni?

I tiazolidinedioni sono una classe di farmaci utilizzati per il trattamento del diabete di tipo 2. Sono stati introdotti per la prima volta nel 1997 con il troglitazone, che però è stato presto ritirato a causa di problemi al fegato. Questi farmaci sono speciali perché aiutano a ridurre lo zucchero nel sangue senza aumentare la produzione di insulina. Lo fanno migliorando la sensibilità all'insulina nel fegato, nei muscoli e nel tessuto adiposo (grasso).

Come funzionano?

I tiazolidinedioni agiscono legandosi a un recettore chiamato PPAR-gamma, presente soprattutto nelle cellule del grasso. Questo recettore regola come il corpo immagazzina i grassi e utilizza lo zucchero. Grazie a questa azione, i farmaci aiutano a migliorare il controllo dello zucchero nel sangue.

Storia e sicurezza dei farmaci

  • Troglitazone: primo farmaco della classe, ritirato presto per tossicità al fegato.
  • Rosiglitazone e pioglitazone: introdotti nel 2000, più sicuri per il fegato e usati in combinazione con altri farmaci per il diabete.

Entrambi possono causare aumento di peso, dovuto sia a ritenzione di liquidi sia a un aumento del grasso sotto la pelle, ma non del grasso intorno agli organi interni. Per questo motivo, non sono consigliati a chi ha problemi di insufficienza cardiaca.

Effetti positivi e rischi

Questi farmaci aiutano a migliorare il controllo dello zucchero nel sangue, riducendo l'emoglobina glicata (un indicatore del controllo glicemico) di circa 0,5-1,3%. In particolare, il pioglitazone ha mostrato anche effetti benefici sul colesterolo e sui segnali di infiammazione nel corpo.

Tuttavia, nel tempo sono emerse preoccupazioni riguardo al rosiglitazone, che è stato associato a un aumento del rischio di problemi cardiaci come infarti e ictus. Diversi studi hanno prodotto risultati contrastanti, ma alla fine, nel 2010, l'Agenzia Europea del Farmaco ha deciso di sospendere la vendita di rosiglitazone in Europa per motivi di sicurezza.

Cosa fare dopo il ritiro del rosiglitazone?

Il ritiro del rosiglitazone ha posto la domanda su quale farmaco usare al suo posto, dato che i tiazolidinedioni hanno un modo di agire unico, migliorando la resistenza all'insulina nei muscoli e nel grasso, un problema comune nelle persone con diabete e sovrappeso.

Il pioglitazone può essere una valida alternativa, poiché oltre a migliorare il controllo dello zucchero, aiuta anche il profilo dei grassi nel sangue e sembra avere meno rischi cardiaci rispetto al rosiglitazone.

Alcuni medici preferiscono invece passare a farmaci più recenti, come gli inibitori della DPP-4 o gli incretino-mimetici, che sono sicuri ed efficaci ma non migliorano la resistenza all'insulina come i tiazolidinedioni.

Indicazioni per la sostituzione

  • Per chi assumeva rosiglitazone 4 mg al giorno o 2 mg due volte al giorno, si può considerare pioglitazone 15 mg al giorno.
  • Per dosi più alte di rosiglitazone (8 mg al giorno o 4 mg due volte al giorno), si può passare a pioglitazone 30 mg al giorno.
  • La dose di 45 mg di pioglitazone è riservata a chi non raggiunge un buon controllo con dosi più basse.

In conclusione

I tiazolidinedioni hanno rappresentato una svolta nel trattamento del diabete di tipo 2 grazie alla loro capacità di migliorare la sensibilità all'insulina. Tuttavia, problemi di sicurezza, soprattutto con il rosiglitazone, hanno portato al suo ritiro dal mercato europeo. Il pioglitazone rimane un'opzione valida e più sicura, mentre i nuovi farmaci offrono alternative con caratteristiche diverse. La scelta del trattamento deve sempre essere valutata attentamente dal medico, considerando rischi e benefici.

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA