Che cosa è stato studiato
In uno studio chiamato PROVE IT-TIMI, sono stati osservati 4.162 pazienti che avevano avuto una sindrome coronarica acuta, cioè un problema improvviso al cuore come un infarto. Lo studio ha analizzato come la pressione arteriosa influenzasse il rischio di eventi gravi come:
- morte per qualsiasi causa,
- infarto miocardico,
- ricovero per angina instabile (dolore al petto),
- interventi per migliorare il flusso sanguigno al cuore dopo 30 giorni dall'evento,
- ictus.
È stato anche valutato un secondo gruppo di eventi, più specifico per problemi coronarici.
Cosa è emerso dallo studio
La relazione tra pressione arteriosa e rischio di eventi seguiva una curva a forma di "J" o "U". Questo significa che sia valori troppo bassi sia troppo alti di pressione aumentavano il rischio di problemi.
I valori di pressione con il minor rischio erano intorno a 136/85 mmHg. Più precisamente:
- pressione sistolica (il numero più alto) tra 130 e 140 mmHg,
- pressione diastolica (il numero più basso) tra 80 e 90 mmHg.
La curva era abbastanza piatta, cioè il rischio non cambiava molto, per valori di pressione sistolica tra 110 e 130 mmHg e diastolica tra 70 e 90 mmHg.
Cosa significa tutto questo
Dopo una sindrome coronarica acuta, mantenere la pressione arteriosa troppo bassa può essere rischioso. È importante evitare sia valori troppo alti sia troppo bassi per ridurre il rischio di nuovi eventi cardiovascolari.
In conclusione
Per chi ha avuto una sindrome coronarica acuta, il controllo della pressione arteriosa dovrebbe mirare a valori moderati, intorno a 136/85 mmHg. Valori troppo bassi o troppo alti possono aumentare il rischio di problemi al cuore o ai vasi sanguigni.