Che cos'è l'angioplastica coronarica
L'angioplastica coronarica è una procedura che permette di allargare un'arteria del cuore che è bloccata o molto ristretta a causa di accumuli di grasso e altre sostanze (aterosclerosi). Questo aiuta il sangue a circolare meglio nel cuore.
Durante l'angioplastica, il medico inserisce un tubicino sottile chiamato catetere in un'arteria della gamba (arteria femorale) o del polso (arteria radiale). Il catetere viene fatto arrivare fino al cuore.
Una volta raggiunta l'arteria ristretta, si gonfia un piccolo palloncino all'interno per allargarla. Spesso, insieme al palloncino, viene posizionato uno stent, una piccola rete metallica cilindrica che mantiene l'arteria aperta dopo la dilatazione.
Quando si esegue l'angioplastica
- In caso di infarto miocardico con un particolare segno all'elettrocardiogramma chiamato sopraslivellamento del tratto ST, l'angioplastica è la terapia migliore se effettuata entro 12 ore dall'inizio dei sintomi.
- È importante che la procedura inizi entro 120 minuti dal primo contatto medico, o entro 90 minuti se l'infarto è molto esteso o i sintomi sono iniziati da meno di 2 ore.
- Se non si può usare il trattamento farmacologico per sciogliere il coagulo (fibrinolisi), l'angioplastica è preferita.
- In altri tipi di sindromi coronariche acute senza sopraslivellamento del tratto ST, l'angioplastica si fa entro 72 ore dall'inizio dei sintomi.
- In pazienti con angina stabile e test che mostrano ridotto flusso sanguigno, l'angioplastica si fa se la stenosi (restringimento) è superiore al 75%.
Tipi di angioplastica (PCI - Intervento Coronarico Percutaneo)
- PCI primaria: angioplastica eseguita subito senza usare farmaci per sciogliere il coagulo.
- PCI facilitata: angioplastica programmata dopo un trattamento farmacologico per sciogliere il coagulo. Attualmente non è raccomandata perché non ha mostrato benefici chiari.
- PCI di salvataggio: angioplastica fatta se il trattamento farmacologico non riesce a liberare l'arteria.
- PCI elettiva: angioplastica programmata in pazienti con ridotto flusso sanguigno dimostrato da test e restringimento significativo.
Chiusura dei leak paravalvolari
I leak paravalvolari sono perdite di sangue che si verificano attorno a una protesi valvolare cardiaca, quando questa si stacca parzialmente dal tessuto del cuore.
Queste perdite possono causare problemi come la distruzione dei globuli rossi (emolisi) o insufficienza cardiaca. Di solito, richiedono un intervento chirurgico per essere corrette.
Nei pazienti con alto rischio per un nuovo intervento chirurgico, è possibile chiudere queste perdite con una procedura meno invasiva, usando dispositivi speciali inseriti tramite cateteri.
I dispositivi più usati sono quelli della famiglia Amplatzer, come il Plug III vascolare che si adatta bene alla forma della perdita, oppure altri dispositivi progettati per chiudere difetti cardiaci.
La procedura può essere fatta in diversi modi, a seconda della posizione della perdita e della presenza di altre protesi:
- Per leak mitralici, si può accedere dal cuore attraverso un foro nell'atrio (via anterograda) o risalendo l'arteria aortica e il ventricolo sinistro (via retrograda).
- Per leak aortici, si usa solitamente la via retrograda attraverso l'arteria.
In conclusione
L'angioplastica coronarica è una procedura efficace e sicura per aprire le arterie del cuore bloccate o ristrette, migliorando il flusso sanguigno e riducendo i sintomi o i danni da infarto.
La chiusura dei leak paravalvolari con dispositivi per via percutanea è un'alternativa importante alla chirurgia in pazienti ad alto rischio, permettendo di correggere perdite attorno a protesi valvolari in modo meno invasivo.