Che cosa è stato studiato
Un registro nazionale americano chiamato National Cardiovascular Data Registry (NCDR) ha raccolto dati su oltre 111.000 impianti di ICD effettuati tra il 2006 e il 2009.
Lo studio ha valutato se questi impianti rispettassero le linee guida internazionali, cioè le raccomandazioni basate sulle migliori evidenze scientifiche disponibili, emesse da importanti società cardiologiche.
Cosa dicono le linee guida
- L’ICD è indicato per pazienti con precedenti infarti e con una funzione del cuore ridotta (frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore al 30-35%).
- Non si raccomanda di impiantare l’ICD subito dopo un infarto o una nuova diagnosi di insufficienza cardiaca: bisogna aspettare almeno 40 giorni dall’infarto e 3 mesi dalla diagnosi.
- Non è indicato impiantare un ICD in pazienti con insufficienza cardiaca molto grave (classe NYHA IV).
Risultati principali
Circa il 22,5% degli impianti non rispettava questi criteri. In particolare:
- Molti impianti sono stati fatti troppo presto dopo l’infarto o la diagnosi di insufficienza cardiaca.
- Alcuni pazienti con insufficienza cardiaca molto grave hanno ricevuto un ICD, anche se non raccomandato.
Questi impianti "non evidence-based" erano associati a un rischio più alto di:
- Morte durante il ricovero ospedaliero (0,57% contro 0,18%).
- Complicazioni dopo la procedura (3,23% contro 2,41%).
Variazioni tra i medici e i centri
La percentuale di impianti non conformi alle linee guida variava in base al tipo di specialista:
- Più bassa tra gli elettrofisiologi (circa 21%).
- Più alta tra i cardiologi non specializzati in elettrofisiologia (circa 25%).
- Ancora più alta tra i chirurghi toracici (circa 36%).
Importanza dello studio
Questi dati indicano che c’è una grande opportunità per migliorare la sicurezza e l’efficacia degli impianti di ICD, soprattutto scegliendo con più attenzione i pazienti che ne possono davvero beneficiare.
In conclusione
Circa un quarto degli impianti di defibrillatori cardiaci non segue le linee guida internazionali, soprattutto per la tempistica e la gravità della malattia. Questo può aumentare il rischio di complicazioni e mortalità durante il ricovero. Migliorare la selezione dei pazienti è fondamentale per garantire cure più sicure e appropriate.