Che cosa è stato studiato
Lo studio chiamato JUPITER ha valutato l'effetto della rosuvastatina in persone apparentemente sane ma con un rischio elevato di malattie cardiache. In particolare, sono stati coinvolti uomini sopra i 50 anni e donne sopra i 60 anni che avevano un colesterolo LDL sotto i livelli che normalmente richiederebbero un trattamento, ma presentavano un altro segnale di rischio: livelli alti di proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP), un indicatore di infiammazione nel corpo.
Cosa è stato osservato
Queste persone sono state divise in due gruppi: uno ha ricevuto rosuvastatina (20 mg al giorno) e l'altro un placebo (una pillola senza principio attivo). Dopo circa 1,8 anni di osservazione, chi ha preso rosuvastatina ha mostrato una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari maggiori, come infarto, ictus o morte per cause cardiache.
- Nei soggetti con un rischio alto calcolato con il punteggio di Framingham (>20%), il numero di eventi è stato quasi dimezzato nel gruppo con rosuvastatina rispetto al gruppo placebo.
- Nei pazienti con un rischio alto secondo il metodo europeo SCORE (≥5%), la riduzione degli eventi è stata significativa sia negli over 65 che nei più giovani.
Cosa significa tutto questo
Questi risultati indicano che la rosuvastatina può essere utile per prevenire problemi cardiaci anche in chi ha un colesterolo LDL considerato normale, ma presenta altri segnali di rischio come un'infiammazione elevata. Questo allarga le possibilità di protezione per persone che altrimenti non avrebbero indicazioni per il trattamento con statine.
In conclusione
La rosuvastatina aiuta a ridurre il rischio di eventi cardiaci gravi in persone con un rischio elevato, anche se il loro colesterolo LDL è già a livelli considerati sicuri. Questo è particolarmente vero per chi ha alti livelli di proteina C reattiva, un segnale di infiammazione nel corpo.