Che cosa è stato studiato
I ricercatori polacchi hanno esaminato 304 pazienti con malattia aterosclerotica, cioè un problema che causa l'indurimento e il restringimento delle arterie. Hanno valutato se alcune sostanze nel sangue e la misura dello spessore della parete interna delle arterie carotidi (chiamato spessore mio-intimale carotideo o IMT) potessero aiutare a prevedere meglio il rischio di eventi cardiovascolari come infarti o ictus.
Quali esami sono stati fatti
- Misurazione di alcune proteine nel sangue chiamate biomarcatori: TNF-α, hs-CRP, TGF-β, interleuchine 6 e 10, e NT-proBNP.
- Misurazione ecografica dello spessore della parete interna delle arterie carotidi (IMT).
Risultati principali
Durante circa 4 anni di osservazione, il 20% dei pazienti ha avuto eventi cardiovascolari come infarto, ictus o morte per problemi cardiaci.
Tra i fattori che aumentano il rischio indipendentemente dagli altri, sono stati identificati:
- Età avanzata
- Diabete
- Colesterolo LDL elevato (oltre 3,35 mmol/L)
- Precedenti infarti o ictus
Inoltre, aggiungendo i biomarcatori e la misura dell’IMT ai fattori tradizionali, si è visto che:
- Un livello di TNF-α superiore a 6 pg/mL
- Un livello di hs-CRP superiore a 6 mg/L
- Uno spessore IMT superiore a 1,25 mm
sono associati a un rischio maggiore di eventi cardiovascolari.
Infine, il biomarcatore NT-proBNP è risultato utile per prevedere il rischio di morte per problemi cardiaci e di infarto.
In conclusione
Misurare i livelli di TNF-α, hs-CRP e lo spessore della parete delle arterie carotidi può aiutare a migliorare la valutazione del rischio di problemi cardiaci in persone con aterosclerosi. Questi esami, insieme ai fattori di rischio tradizionali, offrono un quadro più completo per capire chi è più a rischio di eventi come infarto o ictus.