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Articolo per pazienti Pubblicato: 17/02/2011 Lettura: ~4 min

La procedura del mese: trattamento dell'infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST in sede inferiore

Fonte
Antonio Rapacciuolo, La procedura del mese 1/2011

Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1012 Sezione: 24

Introduzione

In questo testo spieghiamo in modo semplice come viene trattato un tipo di infarto chiamato infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST in sede inferiore. Descriviamo il caso di un paziente, la procedura medica eseguita e le terapie utilizzate, per aiutare a comprendere meglio questo importante intervento cardiologico.

Che cosa significa infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST in sede inferiore

L'infarto miocardico acuto (IMA) è un evento grave in cui una parte del cuore non riceve abbastanza sangue a causa di un blocco nelle arterie coronarie. Il "sopraslivellamento del tratto ST" è un segno che si vede nell'elettrocardiogramma, un esame che registra l'attività elettrica del cuore, e indica un danno importante al muscolo cardiaco. "In sede inferiore" significa che il danno riguarda la parte inferiore del cuore.

Presentazione del caso

Un uomo di 47 anni, che fuma e ha la pressione alta, con una storia familiare di problemi cardiaci, ha avuto improvvisamente dolore nella parte superiore dell'addome, nausea e voglia di vomitare. Dopo 30 minuti si è recato al pronto soccorso di un ospedale che non aveva la possibilità di fare un intervento cardiaco urgente. Qui è stato diagnosticato un infarto inferiore. A causa di un recente sanguinamento allo stomaco, non poteva ricevere un trattamento con farmaci che sciolgono i coaguli (trombolisi). Per questo motivo è stato trasferito in un altro ospedale dove è stato sottoposto a un intervento chiamato PCI primaria, che serve a riaprire l'arteria bloccata.

Cos'è l'angiografia coronarica

L'angiografia coronarica è un esame che permette di vedere le arterie del cuore usando un mezzo di contrasto e raggi X. Nel caso dell'infarto, questo esame è fatto subito prima dell'intervento per capire dove si trova il blocco. Per velocizzare la procedura, si usa un catetere guida, uno strumento che permette anche di inserire i dispositivi necessari per riaprire l'arteria.

Nel paziente descritto, l'arteria destra del cuore era completamente bloccata vicino alla sua origine, come si vede spesso negli infarti inferiori.

La procedura di PCI (intervento percutaneo coronarico)

Durante la PCI, un sottile filo metallico molto fine viene fatto passare attraverso il blocco per cercare di riaprire l'arteria. Se il blocco non è troppo grande, si può posizionare uno stent, una piccola rete metallica che mantiene l'arteria aperta. Nel caso descritto è stato usato uno stent in cromo-cobalto, non medicato, adatto per interventi urgenti e per arterie di dimensioni ampie.

Alla fine della procedura, l'arteria risultava completamente riaperta e il flusso di sangue al cuore era normale. Anche le altre arterie del cuore mostravano segni di usura, ma senza blocchi importanti.

Terapie associate all'intervento

  • Acido acetilsalicilico (aspirina) 500 mg per via endovenosa,
  • Clopidogrel 300 mg per bocca,
  • Eparina non frazionata 5000 unità per via endovenosa al momento della diagnosi,
  • Un farmaco chiamato abciximab, che aiuta a prevenire la formazione di coaguli durante la procedura.

Durante l'intervento si controlla il tempo di coagulazione del sangue per mantenere un equilibrio tra prevenire coaguli e non causare sanguinamenti eccessivi.

Farmaci e trattamento dell'infarto

Il trattamento dell'infarto è cambiato negli ultimi anni. Ci sono due approcci principali:

  • La PCI, che è un intervento meccanico per riaprire l'arteria,
  • La fibrinolisi, che usa farmaci per sciogliere i coaguli.

La scelta dipende dal tempo trascorso dall'inizio dei sintomi e dalla disponibilità di strutture adeguate. La PCI è preferita se può essere fatta entro 120 minuti dall'inizio dei sintomi, o entro 90 minuti in casi più gravi. Se non è possibile, si usa la fibrinolisi entro 30 minuti dal primo contatto medico.

Dopo la fibrinolisi, è importante comunque eseguire un esame delle arterie entro 24 ore. Se la fibrinolisi non funziona, si può fare una PCI di salvataggio.

La terapia di base per tutti i pazienti con infarto è la doppia antiaggregazione, cioè l'uso combinato di aspirina e un altro farmaco che impedisce alle piastrine di aggregarsi e formare coaguli (tienopiridine come prasugrel o clopidogrel). Il prasugrel agisce più rapidamente e in modo più efficace, ma può aumentare il rischio di sanguinamenti e quindi si usa in casi selezionati.

Un altro farmaco usato è il ticagrelor, che ha un buon profilo di efficacia e sicurezza, ma può causare difficoltà respiratorie in alcuni pazienti.

Gli inibitori della glicoproteina IIb/IIIa, farmaci che bloccano ulteriormente la formazione di coaguli, sono usati meno frequentemente oggi, con l'abciximab come il più comune.

L'eparina non frazionata è ancora il farmaco anticoagulante più usato, anche se la bivalirudina sta diventando più comune soprattutto in pazienti con alto rischio di sanguinamento.

In conclusione

L'infarto miocardico acuto con sopraslivellamento del tratto ST in sede inferiore è una condizione grave che richiede un intervento rapido per riaprire l'arteria bloccata. La PCI primaria è una procedura efficace che, insieme a farmaci specifici, aiuta a ristabilire il flusso di sangue al cuore e a prevenire ulteriori danni. La scelta del trattamento dipende dal tempo di intervento e dalle condizioni del paziente. La terapia farmacologica associata è fondamentale per mantenere aperte le arterie e prevenire complicazioni.

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