Che cos’è lo studio COMMIT/CCS-2?
Lo studio COMMIT/CCS-2, pubblicato nel 2005, ha esaminato l’effetto dell’uso precoce dei beta bloccanti nei pazienti con sindrome coronarica acuta (ACS), cioè un problema improvviso al cuore come l’infarto. Lo studio ha mostrato che iniziare subito questo trattamento non porta a benefici importanti per tutti i pazienti.
Cosa hanno fatto gli autori dello studio successivo?
Gli autori hanno analizzato i dati di oltre 14.000 pazienti con ACS raccolti in due grandi registri internazionali, confrontando l’uso dei beta bloccanti entro le prime 24 ore dall’arrivo in ospedale prima e dopo il 2005.
- Hanno diviso i pazienti in due gruppi: quelli con infarto miocardico con elevazione del tratto ST (STEMI) e quelli senza elevazione del tratto ST (NSTEACS).
- Hanno osservato come è cambiato l’uso dei beta bloccanti nei due periodi: 1999-2005 e 2006-2008.
Quali sono stati i risultati?
- Il 77,7% dei pazienti ha ricevuto beta bloccanti entro 24 ore dall’arrivo.
- Nel gruppo STEMI, l’uso precoce dei beta bloccanti è leggermente diminuito dopo il 2005 (da 80,3% a 76,7%).
- Nel gruppo NSTEACS, invece, è aumentato (da 75,4% a 78,9%).
- Fattori come una pressione sanguigna sistolica alta e una frequenza cardiaca elevata hanno favorito l’uso precoce dei beta bloccanti.
- Al contrario, donne, persone anziane, pazienti con segni di insufficienza cardiaca più gravi (classe Killip >1) o che avevano avuto un arresto cardiaco all’arrivo, hanno ricevuto meno spesso questi farmaci.
Cosa significa tutto questo?
In generale, la maggior parte dei pazienti con sindrome coronarica acuta continua a ricevere beta bloccanti nelle prime ore di cura, sia che abbiano un infarto con elevazione del tratto ST sia senza. Lo studio COMMIT ha influenzato la scelta di non usare questi farmaci in pazienti con pressione bassa o segni di insufficienza cardiaca grave, ma non ha cambiato molto l’uso generale dei beta bloccanti dopo il 2005.
In conclusione
Lo studio COMMIT ha aiutato i medici a capire meglio quando è utile iniziare subito i beta bloccanti nella sindrome coronarica acuta. Tuttavia, dopo la sua pubblicazione, l’uso di questi farmaci è rimasto abbastanza stabile, con alcune differenze a seconda delle caratteristiche dei pazienti e del tipo di infarto.