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Articolo per pazienti Pubblicato: 04/03/2011 Lettura: ~3 min

La sfida del rischio residuo nelle malattie cardiovascolari

Fonte
Francesco Cosentino - Enrico Perna, Cardiologia Dipartimento di Medicina Clinica e Molecolare, Università “Sapienza” - Ospedale Sant’Andrea – Roma

Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1029 Sezione: 2

Introduzione

La prevenzione delle malattie cardiovascolari si basa su una valutazione attenta del rischio individuale e su interventi che comprendono sia farmaci sia modifiche dello stile di vita. Nonostante i progressi, alcune persone continuano a presentare un rischio residuo di eventi come infarti o ictus, anche dopo trattamenti adeguati. In questo testo spieghiamo in modo semplice le sfide e le nuove prospettive nella gestione di questo rischio residuo.

Che cosa significa rischio cardiovascolare e rischio residuo

Il rischio cardiovascolare è la probabilità che una persona sviluppi problemi al cuore o ai vasi sanguigni, come infarto o ictus. Questo rischio dipende da diversi fattori di rischio, cioè condizioni o abitudini che aumentano la possibilità di malattia. Tra questi ci sono:

  • Colesterolo alto (specialmente LDL, detto "colesterolo cattivo")
  • Pressione alta
  • Diabete
  • Fumo
  • Obesità, soprattutto quella addominale
  • Alimentazione scorretta
  • Scarsa attività fisica

Il rischio residuo è quel rischio che rimane anche dopo aver trattato bene questi fattori, ad esempio con farmaci o cambiamenti nello stile di vita. Ciò significa che, nonostante un controllo ottimale del colesterolo, della pressione e del diabete, alcune persone continuano ad avere una probabilità significativa di eventi cardiovascolari.

Perché il rischio residuo esiste ancora

Studi importanti come INTERHEART hanno mostrato che la maggior parte degli infarti è legata a fattori modificabili. Tuttavia, nonostante trattamenti efficaci, il rischio di malattie cardiovascolari rimane alto in molte persone, specialmente in chi ha diabete o sindrome metabolica.

Questo accade perché:

  • Alcuni tipi di alterazioni del sangue, come la dislipidemia aterogena, caratterizzata da trigliceridi alti e colesterolo HDL ("buono") basso, non vengono completamente corretti dalle statine, farmaci usati per abbassare il colesterolo LDL.
  • La presenza di uno stato infiammatorio nel corpo, che può danneggiare i vasi sanguigni e aumentare il rischio di eventi.
  • Il trattamento spesso arriva in fasi avanzate della malattia, quando i danni sono già importanti.

Nuovi strumenti per valutare e gestire il rischio

Oltre ai classici fattori di rischio, oggi si considerano anche nuovi marcatori, come:

  • Apo-B: una proteina presente in diverse particelle di grasso nel sangue che contribuiscono all’aterosclerosi (indurimento delle arterie).
  • Proteina C reattiva (PCR): un indicatore di infiammazione nel corpo, che può aiutare a identificare persone a rischio anche se i valori tradizionali sono normali.

Questi nuovi parametri aiutano a capire meglio il rischio residuo e a personalizzare i trattamenti.

L’importanza dello stile di vita

Lo stile di vita resta un elemento fondamentale per la prevenzione. Anche chi assume farmaci deve mantenere abitudini sane, come:

  • Alimentazione ricca di frutta e verdura
  • Attività fisica regolare
  • Non fumare
  • Mantenere un peso corporeo adeguato

Questi comportamenti aiutano a ridurre il rischio e migliorano l’efficacia dei trattamenti farmacologici.

Che cosa ci insegna la ricerca

Gli studi clinici mostrano che:

  • Le statine sono sicure ed efficaci nel ridurre eventi come infarti e morti coronariche.
  • Non eliminano però completamente il rischio, soprattutto nei pazienti con diabete o sindrome metabolica.
  • Interventi multifattoriali, cioè che agiscono su più fattori insieme, sono importanti ma non sempre sufficienti.
  • Un trattamento iniziato precocemente e mantenuto a lungo può portare a risultati migliori.

In conclusione

La prevenzione delle malattie cardiovascolari richiede una valutazione completa del rischio e un approccio che unisca farmaci e modifiche dello stile di vita. Anche con terapie efficaci, resta un rischio residuo che dipende da fattori come il tipo di alterazioni lipidiche e l’infiammazione. Nuovi marcatori e una migliore comprensione di questi meccanismi aiutano a migliorare la gestione individuale. È fondamentale continuare a promuovere uno stile di vita sano, perché nessun farmaco può sostituire completamente le buone abitudini quotidiane.

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