Che cosa significa impianto di pacemaker permanente dopo CoreValve
Il pacemaker permanente è un piccolo dispositivo che aiuta a controllare il battito del cuore quando il suo ritmo naturale è alterato. Dopo l'impianto della valvola aortica CoreValve, circa 1 paziente su 3 ha bisogno di questo dispositivo entro i primi 30 giorni.
Dati principali dello studio
- Lo studio ha coinvolto 270 pazienti nel Regno Unito, di cui 243 sono stati analizzati in modo dettagliato.
- L'età media dei pazienti era di circa 81 anni, con una distribuzione equilibrata tra uomini e donne.
- Prima dell'intervento, il 13% dei pazienti aveva un blocco di branca destra, che è un tipo di alterazione nella conduzione elettrica del cuore.
- Dopo la procedura, questa alterazione è aumentata al 61%.
- Il 33,3% dei pazienti ha richiesto un pacemaker entro 30 giorni dall'intervento.
Fattori che aumentano il rischio di pacemaker
Lo studio ha identificato alcuni elementi che rendono più probabile la necessità di un pacemaker:
- Blocco atrioventricolare periprocedurale: un problema nella trasmissione degli impulsi elettrici durante o subito dopo l'intervento, che aumenta di circa 6 volte il rischio.
- Predilatazione: una tecnica usata prima di posizionare la valvola, che aumenta il rischio di circa 2,7 volte.
- Uso di una valvola CoreValve più larga (29 mm): aumenta il rischio di circa 2,5 volte.
- Diametro del setto interventricolare: una parte del cuore tra le due camere inferiori, con un aumento del rischio proporzionale alle sue dimensioni.
- Durata prolungata del QRS: un parametro che misura il tempo dell'attività elettrica nel cuore, con un aumento del rischio di circa 3,5 volte se più lungo del normale.
Tempistica dell'impianto del pacemaker
Nei pazienti che hanno avuto bisogno del pacemaker, il dispositivo è stato inserito in media dopo 4 giorni dall'intervento, con un intervallo che va da 2 a circa 8 giorni.
In conclusione
Circa un paziente su tre che riceve la valvola aortica CoreValve necessita di un pacemaker permanente entro il primo mese dopo l'intervento. Alcuni fattori legati alla procedura e alle caratteristiche del cuore aumentano questo rischio. Queste informazioni aiutano i medici a monitorare meglio i pazienti e a prepararsi per eventuali necessità di pacemaker.