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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/03/2011 Lettura: ~2 min

Fibrillazione atriale dopo infarto: legame con il rischio di eventi cardiovascolari gravi

Fonte
Heart Rhythm Volume 8, Issue 3, Pages 342-348.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dottoressa Daniela Righi Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La fibrillazione atriale è un tipo di irregolarità del battito cardiaco che può comparire dopo un infarto. Comprendere come questa condizione si sviluppa e il suo impatto sulla salute aiuta a gestire meglio i rischi associati. Qui spieghiamo i risultati di uno studio che ha osservato pazienti dopo un infarto per capire meglio questa situazione.

Che cos'è la fibrillazione atriale (FA)?

La fibrillazione atriale è un disturbo del ritmo cardiaco in cui il cuore batte in modo irregolare e spesso troppo veloce. Questo può influire sulla capacità del cuore di pompare il sangue in modo efficace.

Lo studio CARISMA e i suoi partecipanti

Lo studio ha coinvolto 271 pazienti che avevano avuto un infarto miocardico acuto (IMA) e avevano una funzione cardiaca ridotta (frazione di eiezione del ventricolo sinistro ≤40%). Nessuno di questi pazienti aveva avuto fibrillazione atriale prima. Tutti erano trattati con farmaci beta bloccanti e avevano un dispositivo impiantato per monitorare continuamente il cuore.

Come è stata monitorata la fibrillazione atriale

Il dispositivo impiantato ha permesso di registrare il battito cardiaco in modo continuo, rilevando episodi di fibrillazione atriale anche quando il paziente non avvertiva sintomi. Infatti, più del 90% degli episodi di FA erano asintomatici, cioè non causavano fastidi evidenti.

Quando si verifica la fibrillazione atriale dopo l'infarto?

  • La comparsa di FA è stata più frequente nei primi 2 mesi dopo l'infarto.
  • Dopo questo periodo, la frequenza di nuovi episodi è diminuita progressivamente fino a circa 12 mesi, poi si è stabilizzata.

Fibrillazione atriale e rischio di eventi cardiovascolari gravi (MACE)

Il termine MACE indica eventi cardiovascolari importanti come:

  • un nuovo infarto;
  • ictus (problemi legati alla circolazione cerebrale);
  • ricoveri per insufficienza cardiaca;
  • morte.

Lo studio ha mostrato che i pazienti che avevano episodi di fibrillazione atriale della durata di almeno 30 secondi avevano un rischio più alto di questi eventi gravi. Invece, episodi più brevi di FA (<30 secondi) non erano associati a un aumento del rischio.

Perché è importante questo studio?

Questi risultati sottolineano l'importanza di un monitoraggio continuo del cuore dopo un infarto, perché molti episodi di fibrillazione atriale non causano sintomi ma possono comunque aumentare il rischio di problemi seri. Rilevare precocemente questi episodi può aiutare a gestire meglio la salute del paziente.

In conclusione

Dopo un infarto, la fibrillazione atriale può comparire soprattutto nei primi due mesi e spesso senza sintomi. Quando gli episodi durano almeno 30 secondi, aumentano il rischio di eventi cardiovascolari gravi. Il monitoraggio continuo del cuore è quindi uno strumento prezioso per individuare questi episodi e valutare il rischio complessivo del paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dottoressa Daniela Righi

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