Che cosa è stato studiato
Sono stati analizzati dati di 22 studi che hanno confrontato due trattamenti per l’infarto del cuore: l’angioplastica percutanea (PPCI) e la terapia fibrinolitica. In totale, sono stati considerati 6.763 pazienti.
Cosa è emerso dai risultati
- Il rischio di morte entro 30 giorni è stato valutato usando un punteggio che considera vari fattori, come il tempo trascorso dall’inizio dei sintomi.
- In generale, il gruppo trattato con angioplastica ha avuto meno morti (5,3%) rispetto a quello trattato con fibrinolisi (7,9%).
- La riduzione del rischio di morte con l’angioplastica è stata simile in tutti i gruppi di pazienti, indipendentemente dal loro rischio iniziale.
- Il beneficio assoluto (cioè il numero di vite salvate) è maggiore nelle persone con un rischio più alto di morte.
Cosa significa tutto questo
L’angioplastica percutanea è associata a una riduzione più significativa della mortalità a 30 giorni rispetto alla fibrinolisi. Per questo motivo, quando è possibile eseguirla rapidamente, dovrebbe essere considerata la prima scelta per trattare l’infarto.
Se non è possibile fare l’angioplastica entro due ore dall’inizio dell’infarto, allora la fibrinolisi rimane un’opzione valida e sicura.
In conclusione
L’angioplastica percutanea è generalmente più efficace nel ridurre il rischio di morte dopo un infarto rispetto alla terapia con farmaci che sciolgono i coaguli. Tuttavia, la scelta del trattamento dipende dalla disponibilità e dalla tempestività dell’intervento.