Che cosa è stato studiato
In passato, è stato osservato che somministrare adenosina per via endovenosa (cioè in vena) può aiutare a migliorare il flusso di sangue nel cuore e ridurre l'area danneggiata dall'infarto nei pazienti con STEMI, un tipo grave di infarto.
Tuttavia, somministrare adenosina direttamente nelle arterie del cuore (via intracoronarica) ha dato risultati incerti.
Come è stato condotto lo studio
Un gruppo di ricercatori ha fatto uno studio controllato, in cui 112 pazienti con STEMI, arrivati entro 12 ore dall'inizio dei sintomi, sono stati divisi in due gruppi in modo casuale:
- Un gruppo ha ricevuto adenosina direttamente nell'arteria coronarica, vicino al punto di occlusione;
- L'altro gruppo ha ricevuto un placebo (una sostanza senza principio attivo).
Lo scopo era vedere se l'adenosina potesse migliorare la quantità di muscolo cardiaco salvato e ridurre un problema chiamato ostruzione microvascolare, cioè un blocco nei piccoli vasi sanguigni del cuore, valutato con una risonanza magnetica cardiaca (MRI) fatta 2-3 giorni dopo l'infarto.
Risultati principali
- La risonanza magnetica ha mostrato che la percentuale di muscolo cardiaco salvato era simile nei due gruppi: circa il 41% nel gruppo adenosina e il 48% nel gruppo placebo, senza differenze significative.
- L'entità dell'ostruzione microvascolare era paragonabile, con una tendenza leggermente migliore nel gruppo placebo.
- Dopo 4 mesi, la dimensione dell'infarto era simile in entrambi i gruppi.
In conclusione
Questo studio non ha trovato prove che l'uso di alte dosi di adenosina somministrata direttamente nelle arterie del cuore migliori la protezione del muscolo cardiaco durante un infarto STEMI. I risultati indicano che questa terapia non riduce né l'area danneggiata né l'ostruzione dei piccoli vasi sanguigni nel cuore.