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Articolo per pazienti Pubblicato: 18/04/2011 Lettura: ~3 min

Tachicardia a complessi stretti e larghi

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Caso clinico e discussione ECG da P.V., con analisi dettagliata delle caratteristiche elettrocardiografiche della tachicardia a complessi stretti e larghi.

Aggiornato il 08/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 971 Sezione: 20

Introduzione

In questo testo si parla di due tipi di tachicardia, cioè un battito cardiaco molto veloce, osservati tramite l'elettrocardiogramma (ECG). Verranno spiegate le caratteristiche di queste tachicardie e come si può interpretare il loro significato, usando un linguaggio semplice e chiaro.

Che cos'è la tachicardia a complessi larghi e stretti

La tachicardia indica un battito cardiaco più veloce del normale. Nel tracciato dell'ECG, i battiti possono apparire con complessi stretti o complessi larghi, che si riferiscono alla forma e alla durata dei segnali elettrici registrati.

Tachicardia a complessi larghi

Quando i complessi sono larghi, significa che l'impulso elettrico si diffonde nel cuore in modo anomalo, spesso originando dai ventricoli, cioè le camere inferiori del cuore. In questo caso, l'ECG mostra un ritmo veloce con onde che indicano un blocco ventricolo-atriale di secondo grado 2:1. Questo significa che non tutti gli impulsi elettrici partono dagli atri (le camere superiori) e arrivano ai ventricoli, ma solo uno su due.

Un elemento particolare è la forma delle onde chiamate onde P retrograde, che rappresentano l'attività elettrica degli atri che si attivano in modo inverso rispetto al normale. Queste onde appaiono diverse da come ci si aspetterebbe, probabilmente a causa di una posizione non perfetta dell'elettrodo usato per registrare l'ECG.

Tachicardia a complessi stretti

Nel caso dei complessi stretti, l'interpretazione è più complessa. Non è facile capire come si comporta la parte finale del segnale elettrico del cuore, chiamata ripolarizzazione ventricolare. Si osservano onde che sembrano sovrapporsi, creando un aspetto confuso nel tracciato.

La diagnosi più probabile è una tachicardia da rientro atrio-ventricolare ortodromica, cioè un tipo di ritmo veloce che coinvolge una via elettrica extra nel cuore, in particolare nella zona antero-laterale sinistra. In alternativa, potrebbe trattarsi di una tachicardia che parte dall'atrio sinistro superiore.

Se invece si considera un'altra possibile configurazione del segnale elettrico, la tachicardia potrebbe derivare da una via accessoria postero-settale o da una zona inferiore dell'atrio, ma questa ipotesi è meno probabile.

Per una diagnosi più precisa, sarebbe utile avere altri ECG registrati subito dopo l'interruzione della tachicardia.

ECG in ritmo sinusale dopo l'interruzione della tachicardia

Il ritmo sinusale è il ritmo normale del cuore. L'ECG registrato subito dopo la fine della tachicardia mostra onde T (che rappresentano la ripolarizzazione ventricolare) con caratteristiche precise:

  • Positive nelle derivazioni inferiori e nelle precordiali (zone specifiche di registrazione)
  • Negative in aVR e aVL (altre derivazioni)
  • Più piatte in I

Se questa configurazione fosse la stessa durante la tachicardia, le onde P (che indicano l'attività degli atri) avrebbero una direzione specifica, suggerendo che la tachicardia nasce nella parte inferiore dell'atrio sinistro. Le onde P sarebbero inoltre più vicine al complesso QRS successivo (l'attivazione dei ventricoli) che a quello precedente.

Questi elementi portano a considerare come diagnosi più corretta una tachicardia atriale con conduzione 1:1, cioè con ogni impulso atriale che si trasmette ai ventricoli, originata dalla parte inferiore dell'atrio sinistro.

In conclusione

In sintesi, i due tipi di tachicardia analizzati mostrano caratteristiche diverse:

  • La tachicardia a complessi larghi è sicuramente di origine ventricolare, con un blocco che limita la trasmissione degli impulsi dagli atri ai ventricoli.
  • La tachicardia a complessi stretti è più difficile da interpretare, ma probabilmente deriva da un circuito elettrico anomalo nell'atrio sinistro, con una conduzione regolare verso i ventricoli.

Per una diagnosi più precisa, sarebbe utile avere ulteriori registrazioni ECG, soprattutto subito dopo la fine della tachicardia.

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