Che cosa è stato studiato
In uno studio sono stati analizzati 64 pazienti con problemi al cuore causati da una riduzione del flusso di sangue (cardiopatia ischemica). Tutti avevano ricevuto un ICD, un dispositivo che interviene quando il cuore ha un ritmo anomalo pericoloso.
Prima di impiantare l'ICD, i pazienti hanno fatto una risonanza magnetica cardiaca con un mezzo di contrasto chiamato gadolinio. Questo esame permette di vedere la presenza di fibrosi miocardica, cioè aree di tessuto cardiaco danneggiato o cicatriziale, visibili con una tecnica chiamata late enhancement.
Cosa è stato osservato
Durante un periodo di controllo di circa 19 mesi, in 19 pazienti (30%) l'ICD ha dovuto intervenire per correggere aritmie pericolose.
L'analisi dei dati ha mostrato che:
- La percentuale di tessuto necrotico (cioè danneggiato) nel cuore è correlata al rischio di aritmie.
- Il numero di aree con infarto che coinvolgono tutto lo spessore del muscolo cardiaco aumenta questo rischio.
In pratica, più esteso è il danno nel cuore, maggiore è la probabilità che si verifichino aritmie che richiedono l'intervento dell'ICD.
Perché è importante
La risonanza magnetica cardiaca con gadolinio può quindi essere uno strumento utile per valutare il rischio di aritmie gravi. Questo aiuta i medici a scegliere meglio quali pazienti potrebbero trarre beneficio dall'impianto di un ICD.
In conclusione
La risonanza magnetica cardiaca permette di vedere il tessuto danneggiato nel cuore. La quantità e la distribuzione di questo danno sono collegate al rischio di aritmie pericolose. Usare questo esame può aiutare a identificare chi ha più bisogno di un dispositivo che previene queste aritmie, migliorando la sicurezza e la cura del paziente.