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Articolo per pazienti Pubblicato: 27/04/2011 Lettura: ~3 min

TPSV o tachicardia atriale?

Fonte
Caso clinico e analisi elettrofisiologica pubblicati su ECG Domande & Risposte, con riferimento a un paziente di 45 anni con tachicardia trattata con cordarone e studio elettrofisiologico transesofageo.

Aggiornato il 07/02/2026

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Categoria: 971 Sezione: 20

Introduzione

Questo testo spiega un caso di tachicardia, un tipo di battito cardiaco molto veloce, in un paziente di 45 anni. Viene analizzato un esame speciale chiamato studio elettrofisiologico, che aiuta a capire meglio il tipo di tachicardia presente. L'obiettivo è chiarire se si tratta di una tachicardia da rientro nel nodo atrioventricolare (TPSV) o di una tachicardia atriale.

Che cosa è successo nel caso descritto

Un uomo di 45 anni ha avuto episodi di cardiopalmo, cioè la sensazione di un battito cardiaco accelerato o irregolare. In pronto soccorso gli è stata diagnosticata una tachicardia con complessi stretti e regolari, cioè un battito molto veloce ma con un aspetto specifico all'elettrocardiogramma (ECG). La tachicardia è stata trattata con un farmaco chiamato cordarone, che ha funzionato bene.

Lo studio elettrofisiologico

Dopo circa due settimane, il paziente è stato sottoposto a uno studio elettrofisiologico transesofageo. Questo esame serve a stimolare il cuore e a osservare come si comporta durante la tachicardia. Durante l'esame è stata provocata la stessa tachicardia che aveva avuto il paziente.

Durante la tachicardia, si è notato che l'intervallo tra l'attività degli atri e dei ventricoli (intervallo VA) variava. Questo dettaglio ha fatto pensare inizialmente a una tachicardia da rientro nel nodo atrioventricolare (AVNRT o TPSV). Tuttavia, altri intervalli misurati (AV) suggerivano la possibilità di una tachicardia atriale, cioè un battito veloce che origina direttamente dagli atri.

La diagnosi e le caratteristiche della tachicardia

La modalità con cui la tachicardia è iniziata, cioè con un "salto" dalla via rapida alla via lenta a causa di uno stimolo prematuro nell'atrio, indica chiaramente una tachicardia da rientro nel nodo AV (TPSV).

Ciò che è insolito in questo caso è la variabilità osservata nei tempi di conduzione lungo le due vie del nodo AV. In pratica, gli intervalli tra i segnali elettrici (R-P, P-R e anche i cicli R-R) non erano costanti come normalmente ci si aspetta in una TPSV.

Questa variabilità, anche se non comune, può succedere soprattutto all'inizio della tachicardia, quando le proprietà di conduzione delle vie nel nodo AV non sono ancora stabili. Un fenomeno simile si può vedere anche poco prima che la tachicardia si fermi, ad esempio dopo manovre che stimolano il nervo vago o dopo l’uso di farmaci.

Se si fosse continuato a registrare l’ECG, probabilmente si sarebbe osservato un ritorno alla situazione normale, con intervalli regolari tra i segnali elettrici.

Possibili spiegazioni della variabilità

  • Una variazione naturale nella velocità con cui gli impulsi elettrici passano lungo le due vie del nodo AV all’inizio della tachicardia.
  • Una separazione parziale delle due vie di conduzione (dette vie a e b), che può causare differenze nei tempi di trasmissione.

La possibilità che si tratti di una tachicardia atriale da rientro lungo una via lenta è molto meno probabile rispetto alla diagnosi di TPSV con instabilità nella conduzione.

In conclusione

Il caso descritto riguarda una tachicardia da rientro nel nodo atrioventricolare (TPSV) che si presenta con alcune caratteristiche atipiche, come la variabilità nei tempi di conduzione elettrica. Questo fenomeno è raro ma possibile, soprattutto all’inizio della tachicardia. La diagnosi di tachicardia atriale è meno probabile in questo contesto.

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