Che cosa ha studiato la ricerca
Uno studio chiamato EPHESUS ha esaminato 6.632 pazienti ricoverati in ospedale dopo un infarto miocardico acuto (un attacco al cuore) con un problema al cuore chiamato scompenso cardiaco. Questi pazienti avevano una ridotta capacità del cuore di pompare il sangue, misurata con un valore chiamato frazione di eiezione inferiore o uguale al 40%.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto un farmaco chiamato eplerenone, l'altro un placebo (una sostanza senza effetto). Tra loro, circa un terzo (32%) aveva il diabete.
I risultati principali
- Durante circa 2 anni e mezzo di osservazione, il 12% dei pazienti con diabete ha avuto un nuovo infarto (fatale o non fatale), rispetto all’8% di quelli senza diabete.
- Il diabete è risultato associato a un rischio maggiore di avere un infarto non fatale, cioè un attacco al cuore da cui si può sopravvivere.
- Non è stata trovata una associazione significativa tra diabete e infarto fatale (che porta alla morte).
- Il diabete non è risultato legato in modo chiaro a un aumento della mortalità totale o specifica per problemi cardiaci in questo gruppo di pazienti.
- Il diabete è stato invece associato a un aumento delle ospedalizzazioni, sia per qualsiasi motivo sia per problemi cardiaci.
Cosa significa tutto questo
Per chi ha avuto un infarto e soffre di scompenso cardiaco, il diabete rappresenta un fattore di rischio indipendente per avere un nuovo infarto che non causa la morte, soprattutto nel breve termine.
Questo indica che il diabete può complicare il decorso dopo un infarto, aumentando la probabilità di nuovi problemi al cuore e di ricoveri in ospedale.
In conclusione
Il diabete è un elemento importante da considerare nei pazienti che hanno avuto un infarto e soffrono di scompenso cardiaco. Esso aumenta il rischio di nuovi infarti non fatali e di ricoveri, sottolineando l'importanza di un attento controllo della salute in queste persone.