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Articolo per pazienti Pubblicato: 05/05/2011 Lettura: ~2 min

Rivascolarizzazione coronarica e angina cronica a basso rischio: cosa dice lo studio italiano

Fonte
International Journal of Cardiology Volume 148, Issue 1, Pages 43-47.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dottoressa Daniela Righi Aggiornato il 07/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Uno studio italiano ha esaminato se la rivascolarizzazione coronarica, una procedura per migliorare il flusso di sangue al cuore, aiuta i pazienti con angina cronica a basso rischio a vivere più a lungo. I risultati offrono informazioni importanti per capire quando questa procedura può essere utile.

Che cosa significa angina cronica a basso rischio

L'angina cronica è un dolore o fastidio al petto causato da un ridotto flusso di sangue al cuore. Quando si parla di basso rischio, si intende che il paziente ha una probabilità relativamente bassa di avere eventi gravi come infarto o morte cardiaca nel breve termine.

Lo studio italiano

Un gruppo di ricercatori del CNR di Pisa, guidato dalla dott.ssa Clara Carpeggiani, ha analizzato 1.442 pazienti con angina cronica e almeno un vaso sanguigno coronarico malato. Questi pazienti non avevano avuto un infarto in passato e avevano meno di 70 anni.

Come è stato condotto lo studio

  • I pazienti sono stati sottoposti a un test per verificare se il cuore riceveva abbastanza sangue durante lo sforzo (test di ischemia inducibile).
  • 868 pazienti hanno ricevuto una rivascolarizzazione coronarica, cioè una procedura per migliorare il flusso di sangue al cuore, come l'angioplastica.
  • Gli altri 574 pazienti hanno ricevuto solo la terapia medica, cioè farmaci e consigli per gestire la malattia.
  • Lo studio ha seguito i pazienti per circa 9 anni (106 mesi) per vedere quanti sono morti o hanno avuto un infarto.

I risultati principali

  • Durante il periodo di osservazione, il 13% dei pazienti è morto per qualsiasi causa, l'8% per cause cardiache e il 6% ha avuto un infarto non fatale.
  • Nei pazienti con test di ischemia negativo (cioè senza segni di ridotto flusso sanguigno durante lo sforzo), la rivascolarizzazione non ha migliorato la sopravvivenza rispetto alla sola terapia medica.
  • Invece, nei pazienti con ischemia documentata (segni chiari di ridotto flusso sanguigno), la rivascolarizzazione ha migliorato la sopravvivenza, riducendo il rischio di morte.
  • Il numero di infarti non fatali è stato basso e simile in entrambi i gruppi.

Cosa significa per i pazienti

Questi risultati indicano che la rivascolarizzazione coronarica può essere più utile nei pazienti con angina cronica che mostrano segni di ridotto flusso sanguigno al cuore. Invece, per chi non presenta questi segni, la procedura non sembra migliorare la prognosi a lungo termine.

In conclusione

Lo studio conferma che nei pazienti con angina cronica a basso rischio, la rivascolarizzazione coronarica non migliora la sopravvivenza a lungo termine se non ci sono evidenze di ischemia. Questo aiuta a capire meglio quando è utile ricorrere a questa procedura e quando può essere sufficiente la terapia medica.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dottoressa Daniela Righi

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