Che cosa si osserva nell’ECG
Nel tracciato dell’ECG si nota una alternanza regolare tra due tipi di intervalli tra le onde P, che rappresentano l’attività elettrica degli atri del cuore:
- Intervalli brevi, di circa 1 secondo.
- Intervalli più lunghi, di circa 1,5 secondi.
Questi intervalli lunghi non sono il doppio di quelli brevi, e le onde P hanno la stessa forma sia alla fine degli intervalli brevi sia di quelli lunghi.
Cosa significa tutto questo
Questi segni fanno pensare a un blocco seno-atriale di II grado tipo Wenckebach 3:2. In pratica, il nodo del seno, che è la parte del cuore che genera il ritmo, manda impulsi elettrici che arrivano agli atri con tempi sempre più lunghi. Dopo due impulsi che arrivano, il terzo impulso non passa, causando una pausa nel battito.
Altra possibile spiegazione
Un’altra possibilità è che si tratti di una extrasistolia sinusale bigemina (un battito extra che si alterna a uno normale), in presenza di una frequenza cardiaca lenta (bradicardia sinusale).
Come distinguere le due situazioni
Per capire quale delle due condizioni è presente, sarebbe utile osservare l’ECG quando non ci sono battiti extra (bigeminismo):
- Se la frequenza del ritmo normale è intorno a 40-45 battiti al minuto, si tratta probabilmente di bradicardia sinusale con extrasistolia bigemina.
- Se invece la frequenza è intorno a 72 battiti al minuto, la diagnosi più probabile è blocco seno-atriale di II grado tipo Wenckebach 3:2.
In conclusione
Il blocco seno-atriale di II grado è un disturbo del ritmo cardiaco in cui alcuni impulsi elettrici non raggiungono gli atri, causando pause regolari. È importante distinguere questa condizione da altri fenomeni simili come le extrasistoli, osservando attentamente il ritmo e la frequenza cardiaca. Un esame ECG dettagliato e ripetuto può aiutare a fare questa differenza.