Che cosa è stato studiato
Gli scienziati hanno dato ai ratti anestetizzati una dose di metoprololo per via endovenosa, cioè direttamente nel sangue, per osservare come questo influenzasse il cuore e altri organi importanti come cervello e reni.
Principali risultati
- Il metoprololo non ha abbassato la pressione arteriosa media, cioè la pressione del sangue nelle arterie è rimasta stabile.
- Ha però ridotto la frequenza cardiaca, cioè il numero di battiti del cuore al minuto.
- Ha diminuito il volume di sangue spinto dal cuore a ogni battito (stroke volume) e la quantità totale di sangue pompata dal cuore in un minuto (portata cardiaca).
- Ha ridotto l'ossigenazione del cervello, cioè la quantità di ossigeno che arriva al tessuto cerebrale.
- Ha aumentato la resistenza dei vasi sanguigni, cioè i vasi si sono contratti rendendo più difficile il passaggio del sangue.
Altri aspetti osservati
Non è cambiata la risposta naturale delle arterie a modifiche di pressione (risposta miogenetica). Tuttavia, i vasi sanguigni hanno mostrato una risposta anomala quando sono stati stimolati con farmaci che normalmente causano dilatazione (allargamento) dei vasi.
Cosa significa tutto questo
Il metoprololo somministrato rapidamente può causare una riduzione dell’ossigeno che arriva ai tessuti importanti come il cervello. Inoltre, può alterare il modo in cui i vasi sanguigni si dilatano, rendendo più difficile il passaggio del sangue. Questi effetti insieme possono spiegare perché in alcune situazioni si osserva un aumento della mortalità.
In conclusione
La somministrazione acuta di metoprololo nei ratti può aumentare il rischio di morte perché riduce l’ossigeno disponibile nei tessuti e altera la normale funzione dei vasi sanguigni. Questi risultati aiutano a comprendere meglio i possibili effetti collaterali di questo farmaco in situazioni di emergenza.