Che cosa ha studiato lo studio EVENT
Lo studio chiamato EVENT ha valutato pazienti che hanno subito un intervento chiamato PCI, che serve a migliorare il flusso di sangue nel cuore. I pazienti sono stati divisi in tre gruppi in base al tipo di farmaco antitrombotico ricevuto durante l’intervento:
- Eparina non frazionata (UFH)
- UFH associata a un altro farmaco chiamato GP IIb/IIIa
- Bivalirudina
Come è stato monitorato il trattamento
Per valutare l’effetto dell’eparina, è stato misurato un parametro chiamato ACT, che indica quanto il sangue impiega a coagulare. I valori considerati ottimali erano:
- 250-300 secondi per chi riceveva solo UFH
- 200-250 secondi per chi riceveva UFH più GP IIb/IIIa
Risultati principali
Lo studio ha confrontato i pazienti trattati con bivalirudina con quelli trattati con UFH, sia da sola che associata a GP IIb/IIIa, valutando il rischio di sanguinamento (complicanze emorragiche):
- La bivalirudina ha mostrato un rischio di sanguinamento più basso rispetto alla sola UFH, indipendentemente dal livello di ACT raggiunto.
- Lo stesso è stato osservato confrontando la bivalirudina con l’associazione UFH+GP IIb/IIIa: meno sanguinamenti con bivalirudina a prescindere dal valore di ACT.
Importanza dei risultati
Ridurre il rischio di sanguinamento è fondamentale perché questi eventi possono complicare il decorso dei pazienti. Inoltre, la riduzione del sanguinamento con bivalirudina non ha comportato un aumento di eventi ischemici gravi, come la morte o l’infarto durante il ricovero o nei 12 mesi successivi.
In conclusione
La bivalirudina è un farmaco che, durante l’intervento cardiaco PCI, riduce il rischio di sanguinamento rispetto all’eparina non frazionata, anche quando quest’ultima viene attentamente controllata. Questo vantaggio non aumenta il rischio di problemi cardiaci gravi, rendendo la bivalirudina una scelta sicura per molti pazienti.