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Articolo per pazienti Pubblicato: 25/10/2011 Lettura: ~2 min

La frazione di eiezione conservata riduce la mortalità ma non la morbilità nello scompenso cardiaco

Fonte
Am J Cardiol 2011; 108(9): 1283-1288.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dottoressa Pamela Maffioli Aggiornato il 07/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Lo scompenso cardiaco è una condizione in cui il cuore fatica a pompare il sangue in modo efficace. In alcuni pazienti, la funzione di pompaggio del cuore è conservata, mentre in altri è ridotta. Questo testo spiega come queste differenze influenzano la salute e la sopravvivenza, in modo semplice e chiaro.

Che cosa significa frazione di eiezione conservata

La frazione di eiezione (FE) è una misura che indica quanto sangue il cuore riesce a spingere fuori a ogni battito. Quando questa frazione è superiore al 50%, si parla di frazione di eiezione conservata (HF-PEF). Se è inferiore al 50%, si parla di scompenso cardiaco sistolico (SHF), cioè con funzione di pompaggio ridotta.

Lo studio e i suoi risultati principali

In uno studio che ha seguito per circa 3 anni due gruppi di pazienti con scompenso cardiaco:

  • 320 pazienti con frazione di eiezione conservata (HF-PEF)
  • 402 pazienti con frazione di eiezione ridotta (SHF)

Si è osservato che i pazienti con frazione di eiezione conservata avevano:

  • Minore mortalità per tutte le cause, cioè avevano meno probabilità di morire durante il periodo di osservazione.
  • Minore mortalità per cause cardiovascolari, cioè meno decessi legati a problemi del cuore e dei vasi.
  • Un possibile rischio minore di aritmie, cioè problemi del ritmo cardiaco, anche se questo dato non è risultato del tutto certo.

Cosa non cambia tra i due gruppi

Non sono state trovate differenze importanti tra i due gruppi riguardo a:

  • La comparsa di ictus ischemico, cioè un tipo di danno al cervello causato da un blocco del flusso sanguigno.
  • Il numero di ricoveri ospedalieri per problemi legati al cuore.
  • Il peggioramento dei sintomi, misurato con la classe NYHA, che valuta quanto la malattia limita la vita quotidiana.

In conclusione

Chi ha una frazione di eiezione conservata ha una migliore sopravvivenza rispetto a chi ha una funzione cardiaca ridotta. Tuttavia, la frequenza di complicazioni e la necessità di cure ospedaliere sono simili nei due gruppi. Questo significa che, anche se si vive più a lungo con la frazione di eiezione conservata, la qualità della vita e le difficoltà legate alla malattia possono essere altrettanto importanti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dottoressa Pamela Maffioli

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