Che cosa è stato fatto nello studio
I ricercatori hanno coinvolto 87 centri medici in Scozia, assegnando a ciascuno un farmacista che lavorava insieme ai medici. Questo farmacista incontrava i pazienti per rivedere le terapie e assicurarsi che ricevessero i farmaci consigliati. Altri 87 centri hanno continuato a curare i pazienti senza l'aiuto diretto del farmacista.
I risultati principali
- Dopo quasi cinque anni, entrambi i gruppi avevano circa lo stesso numero di ricoveri e decessi per scompenso cardiaco, intorno al 35%.
- Il gruppo con il farmacista ha mostrato un aumento nel numero di pazienti che assumevano i farmaci raccomandati e alle dosi giuste.
- All'inizio dello studio, molti pazienti non assumevano farmaci importanti come ACE-inibitori, bloccanti del recettore dell'angiotensina o beta bloccanti.
- Durante lo studio, nel gruppo con il farmacista, un terzo dei pazienti ha iniziato o ottimizzato la terapia, mentre nel gruppo senza farmacista questo è avvenuto solo nel 18,5% dei casi.
- Per i beta bloccanti, il 18% dei pazienti nel gruppo con farmacista ha migliorato la terapia, contro l'11% nel gruppo tradizionale.
Cosa significa tutto questo
Anche se la presenza del farmacista non ha ridotto le ospedalizzazioni o i decessi, ha aiutato a migliorare la gestione dei farmaci nei pazienti con scompenso cardiaco. Questo può essere importante in contesti dove molti pazienti non ricevono ancora le terapie raccomandate.
In conclusione
L'inserimento del farmacista nel team di cura ha permesso una migliore ottimizzazione dei farmaci per lo scompenso cardiaco, ma non ha cambiato il numero di ricoveri o di decessi. Questo suggerisce che, oltre ai farmaci, possono essere necessari altri interventi per migliorare la salute dei pazienti.