Che cosa è stato studiato
È stata fatta una revisione di diversi studi piccoli che hanno valutato l'importanza del coinvolgimento dei farmacisti nel seguire la terapia prescritta ai pazienti con insufficienza cardiaca. In particolare, si è guardato a pazienti con una ridotta capacità del cuore di pompare il sangue (disfunzione sistolica del ventricolo sinistro).
I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- 1.090 pazienti con intervento attivo del farmacista;
- 1.074 pazienti con cure tradizionali, senza questo supporto.
I farmacisti coinvolti non erano specialisti, ma collaboravano con i medici di famiglia per migliorare il trattamento.
Cosa si è misurato
L'obiettivo principale era vedere se l'intervento riduceva la mortalità o il ricovero in ospedale per peggioramento dell'insufficienza cardiaca. I pazienti sono stati seguiti per circa 4,7 anni.
Risultati principali
All'inizio dello studio, l'86% dei pazienti in entrambi i gruppi riceveva farmaci chiamati ACE-inibitori o antagonisti del recettore dell'angiotensina II, che aiutano il cuore a funzionare meglio.
Nei pazienti che non prendevano questi farmaci o li assumevano a dosi più basse di quelle consigliate, nel gruppo con farmacista il trattamento è stato iniziato o aumentato nel 33,1% dei casi, mentre nel gruppo con cure tradizionali solo nel 18,5%.
Per quanto riguarda un altro tipo di farmaci, i β-bloccanti, il 62% dei pazienti li assumeva all'inizio. Nel gruppo con farmacista, il 17,9% dei pazienti ha iniziato o aumentato la dose, contro l'11,1% nel gruppo tradizionale.
Tuttavia, nonostante questi miglioramenti nella prescrizione dei farmaci, non ci sono state differenze significative nei risultati clinici principali tra i due gruppi. Circa il 35% dei pazienti in entrambi i gruppi ha avuto morte o ricovero per insufficienza cardiaca durante il follow-up.
Interpretazione dei risultati
L'intervento dei farmacisti ha portato a un leggero aumento nell'uso corretto dei farmaci, ma non ha migliorato i risultati clinici in una popolazione di pazienti già ben curati all'inizio dello studio.
In conclusione
L'aiuto dei farmacisti nel trattamento dei pazienti con insufficienza cardiaca ha mostrato un piccolo miglioramento nell'adeguamento delle terapie, ma non ha cambiato in modo significativo la salute o la sopravvivenza dei pazienti seguiti in cure primarie già ben organizzate.