Che cos'è lo studio AVERROES
Lo studio AVERROES ha coinvolto 5.599 pazienti con fibrillazione atriale, con un'età media di 70 anni. Questi pazienti avevano un rischio aumentato di ictus e non potevano assumere i farmaci tradizionali chiamati antagonisti della vitamina K.
I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto apixaban (5 mg due volte al giorno) e l'altro aspirina (dose tra 81 e 324 mg al giorno). Lo studio è durato in media poco più di un anno (1,1 anni).
Obiettivi dello studio
- Valutare se apixaban riduce il rischio di ictus o embolia sistemica (blocchi nei vasi sanguigni) rispetto all'aspirina.
- Verificare la sicurezza del farmaco, in particolare il rischio di sanguinamento maggiore.
- Capire se chi ha già avuto un ictus o un attacco ischemico transitorio (TIA) può trarre un beneficio particolare dall'apixaban.
Risultati principali
Nei pazienti con una storia di ictus o TIA:
- Il gruppo che ha preso apixaban ha avuto 10 eventi di ictus o embolia (2,39% all'anno).
- Il gruppo che ha preso aspirina ha avuto 33 eventi simili (9,16% all'anno).
- Questo significa che apixaban ha ridotto significativamente il rischio rispetto all'aspirina.
Nei pazienti senza precedenti eventi cerebrovascolari:
- Il gruppo apixaban ha avuto 41 eventi (1,68% all'anno).
- Il gruppo aspirina ha avuto 80 eventi (3,06% all'anno).
- Anche in questo caso apixaban ha mostrato un beneficio rispetto all'aspirina.
Sicurezza e sanguinamento
Il rischio di sanguinamento grave è risultato più alto nei pazienti che avevano già avuto un ictus o TIA, indipendentemente dal farmaco assunto.
Tra i due gruppi di trattamento (apixaban e aspirina) non c'è stata una differenza significativa nel rischio di sanguinamento maggiore.
Interpretazione dei risultati
Questi dati indicano che apixaban è più efficace dell'aspirina nel ridurre il rischio di ictus o embolia in pazienti con fibrillazione atriale, sia in chi ha già avuto un evento cerebrovascolare sia in chi non ne ha avuto.
In conclusione
Apixaban rappresenta un'opzione valida e più efficace rispetto all'aspirina per prevenire ictus ed embolie in pazienti con fibrillazione atriale, anche in presenza di precedenti eventi cerebrovascolari. Il rischio di sanguinamento grave è maggiore in chi ha avuto un ictus o TIA, ma non differisce tra i due trattamenti.